Astronavi e altri esempi di interazione naturale

“Esitante, Trevize piazzò un dito sul cerchio luminoso, e subito la luce si diffuse su tutta la superficie del tavolo. Sopra essa erano disegnati i contorni di due mani, destra e sinistra. Con un movimento repentino ma dolce, la scrivania si inclinò, formando un angolo di quarantacinque gradi. Trevize sedette davanti al tavolo. Non erano necessarie parole. Era chiaro che cosa si voleva da lui.
(…)
Così mentre Trevize faceva combaciare le proprie mani con quelle del computer, la mente umana e la mente elettronica si trovarono in contatto, e il fatto che lui tenesse o meno gli occhi aperti non ebbe più alcuna importanza.
(…)
Si rese conto di dove e come fossero i comandi senza bisogno di averli presenti nella mente in modo dettagliato. Capì semplicemente che se voleva far decollare l’astronave, o se voleva accelerare, virare, servirsi di uno qualsiasi dei suoi congegni operativi, doveva usare soltanto la sua volontà, come se avesse dovuto dare un ordine al proprio corpo.”
(L’orlo della Fondazione, Asimov, 1982)















