Appunti e spunti sull’esperienza d’uso


Articoli taggati ‘progettazione’

Ipertesto e Metodo (ovvero tutte le soluzioni che non abbiamo mai progettato)

4338439724 9a4120f576 o 590x464 Ipertesto e Metodo (ovvero tutte  le soluzioni che non abbiamo mai  progettato)

Premessa

Ogni giorno, in qualità di progettisti, il nostro compito consiste nell’individuare la soluzione più efficace a un problema progettuale.

Indipendentemente dalla tipologia di progetto a cui stiamo lavorando, che si tratti del design di una interfaccia o di un’icona, della realizzazione di un logo o del flusso di utilizzo di una applicazione web, quello che facciamo è operare delle scelte. Non importa quale metodo possiamo aver deciso di adottare, in ogni caso ci troveremo a scegliere tra differenti opzioni.

Può sembrare ovvio, ma è importante sottolineare che sarà proprio la sequenza delle nostre scelte a determinare il risultato finale. Alla fine, alcune scelte avranno contribuito a connotarlo sostanzialmente, altre lo avranno influenzato soltanto marginalmente.

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La fiducia nella progettazione dei servizi

Fiducia

Fiducia s. m. : Affidamento sicuro che si fa su qualcuno o qualcosa. Attesa ottimistica di qualcosa. Fede, assegnamento.
Di fiducia: Di cui ci si serve abitualmente e su cui si fa completo assegnamento.

La progettazione dei servizi è un campo complesso, che coinvolge innumerevoli discipline.
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Il mio pensiero è laterale

Robot

Adesso potete utilizzare a vostro piacimento il pensiero laterale, avete intuito cos’è, come viene generato, di cosa si tratta. Forse anzi, visto che ancora non ne ho parlato, non sapete na mazza, cioè forse qualcuno già sa e mi dirà qualcosa o forse no, anche queste parole possono essere frutto del pensiero laterale.
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Sfruttare le convenzioni nella progettazione

convenzioni

Quest’articolo inizia con il racconto di un’esperienza d’uso reale che ho osservato e ha ispirato la mia riflessione.

Un’amica era alle prese con un documento in .pdf, e ovviamente utilizzava Acrobat Reader (versione 7) per la consultazione dello stesso.

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Storie di cose e altre cose ancora: miti, fatti e promesse.

core function

Se analizziamo il modo in cui le storie nascono, si diffondono ed evolvono all’interno di una comunità possiamo individuare tre livelli:
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Creativi, Designer, Programmatori. L’incontro e lo scontro degli elementi per una user experience corretta

sketch

Non tutti i siti web nascono come progetti web fini a se stessi, spesso nascono da un progetto di comunicazione più ampio che si sviluppa su più media.

Al creativo spetta il compito di elaborare un concept che segua il desiderio del cliente, al designer quello di tradurre la creatività in fattibilità, e nel caso del sito web, ai tecnici quello rendere il design in elementi funzionali e usabili.

Lo scopo principale di queste tre figure, è  “vendere” un progetto che abbraccia il fattore emozionale, il fattore funzionale e d’uso, e il fattore business.

Vediamo qualche consiglio per far convivere queste tre professionalità.

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Molecole di senso

molecole

Come giornalista e come architetto dell’informazione di un gruppo editoriale ho maturato nel tempo la convinzione che una buona architettura e un buon progetto sono possibili soltanto se c’è una conoscenza profonda del contenuto che verrà pubblicato. Ovviamente non intendo dire che bisogna conoscere in anticipo i titoli degli articoli o dei contenuti multimediali, mi riferisco piuttosto alla necessità di analizzare l’argomento principale, il “taglio” che avrà, gli obiettivi editoriali, il ritmo di produzione.

Nella progettazione di siti di informazione, in sostanza, bisogna partire dallo studio delle dinamiche attraverso le quali i redattori adempieranno alla loro funzione primaria: la costruzione e la ri-costruzione del senso.

Se l’obiettivo del sito è vendere un bene materiale, ad esempio magliette, è naturale che il baricentro della progettazione debba essere l’utente cosiddetto “finale”. Quando però l’obiettivo del sito è la costruzione del senso, il design non può che essere centrato con pari intensità sia sugli utenti-giornalisti che sugli utenti “finali”, ma ho difficoltà ad usare questo termine, anche fra virgolette.

Il punto infatti è proprio questo: la costruzione del senso online tende sempre di più ad essere un processo partecipativo in cui tutti possono concorrere alla manipolazione degli elementi costitutivi della narrazione.

I sistemi della narrazione

Comunicare il senso, il significato, vuol dire narrare una storia e si tratta di un processo fortemente influenzato dal supporto attraverso il quale si svolge.

Se pensiamo alla carta stampata, si può dire che una storia è “tutto quel che entra in una pagina”. La narrazione si svolge in uno spazio bidimensionale definito dai confini fisici della pagina. Lo spazio costituisce un sistema, cioè un contesto che rende possibile la comunicazione. Attraverso di esso si esprimono le gerarchie fra gli articoli, le funzioni narrative dei diversi elementi, si “tiene insieme” il racconto (immaginate ad esempio una pagina dedicata a una finale di campionato, con in alto il titolo che offre la sintesi della storia, quindi articoli di contorno, di colore, di approfondimento, di analisi, foto, pagelle, schede tecniche).

Quando è il tempo a costituire il sistema della comunicazione, come accade in radio e in tv, si può dire che una storia è “tutto quello che entra in scaletta”. L’importanza, il ritmo, la scansione dei diversi elementi, le funzioni narrative vengono tutte veicolate attraverso il tempo.

Se la narrazione è vincolata alla finitezza di un asse spaziale o temporale, essa non può che essere un’istantanea, una fotografia che fissa su un piano sincronico la storia in un determinato momento. Nell’ambiente dei giornali stampati si dice infatti che una notizia è tutto quel che accade prima delle dieci di sera, orario in cui il giornale viene “chiuso” e dato alle stampe.

Con il superamento di questi limiti, come accade online, la narrazione diventa un processo continuo.

Grazie agli strumenti di collaborazione la costruzione del senso diventa partecipata, diffusa e dinamica.

Sebbene anche in un giornale stampato ci siano ovviamente i mezzi grafici per rappresentare il percorso di costruzione di una storia; la differenza con il web si trova nella continuità, nella reperibilità e nelle molteplici possibilità di rappresentare questo processo.

“In print, the process leads to a product. Online, the process is the product”, dice Jeff Jarvis.

La storia è una molecola

La narrazione online si deve rendere disponibile a molteplici “viste”, consentendo all’utente di navigare secondo la propria soggettività. Mi riferisco alla possibilità di agire su filtri, tag, viste cronologiche, in sostanza alla capacità di manipolare e ricombinare il racconto, di inviarne gli elementi ad amici innescando un processo virale, di partecipare attivamente alla narrazione attraverso l’invio di commenti, di contributi audio, video o fotografici.

Dal punto di vista dell’architettura dell’informazione, questo significa creare sistemi in grado di gestire il versioning dell’intera storia, non soltanto (come ad esempio fa il Guardian) del singolo elemento di essa.

Sono convinto che una chiave per affrontare questa sfida è immaginare che così come una molecola è composta da atomi e legami fra di essi, una storia è composta da elementi, items, e da legami fra di essi. Questi legami possono essere di vario tipo, a seconda del significato e della direzionalità della relazione fra gli oggetti narrativi collegati.
Essi sono costituiti da notizie brevi, video, fotografie, contenuti interattivi, gallerie, contributi audio, schede di approfondimento, sondaggi, dialoghi con gli utenti e tutto quello che il web riesce a rappresentare all’interno delle sue pagine.

Questa possibilità combinatoria porta allo scardinamento progressivo della centralità dell’elemento-articolo. La storia diventa una molecola, come si diceva sopra, una molecola policentrica che ogni utilizzatore (internet non si legge: si fa) può ruotare come vuole, cambiando l’oggetto in primo piano. Il legame fra gli atomi diventa quindi l’architrave dell’architettura, ancora più importante degli atomi stessi. Kevin Kelly scrive infatti “information is not as meaningful as connection”.

E’ progettando secondo questi presupposti che possiamo permettere all’utente, che ad esempio sia stato condotto da un motore di ricerca direttamente in una pagina di dettaglio di una storia, di ricostruirne il senso complessivo e navigare consapevolmente attraverso i vari atomi della molecola narrativa.

Andrew Hinton in The Machineries of Context afferma in proposito: “appena cominciamo a digitalizzare le nostre fonti e aggiungiamo hyperlink, l’informazione esce dai confini imposti dalle dimensioni fisiche e comincia a ri-assemblarsi contemporaneamente in molte altre strutture. (…) La natura aperta dell’hyperlink consente di fare emergere praticamente qualunque struttura immaginabile, confondendo i confini fra l’elemento linkante e l’elemento linkato” (via journalofia.org).

Tenere traccia del processo di creazione ed evoluzione delle molecole narrative, vuol dire renderne possibile la rappresentazione. Questo consente di ricostruire “le puntate precedenti” di una vicenda, di comprenderne le dinamiche, in alcuni casi può offrire un grado di predittività rispetto agli sviluppi futuri.

Molti si stanno muovendo in questa direzione. Gli esempi più significativi vengono da motori di ricerca come Google (News Timeline) o Wolfram-Alpha (suggerisco in proposito la lettura di questo post su Usereffect), ma anche da Wikipedia con il servizio Wiki Dashboard, che consente di visualizzare la storia delle modifiche di un argomento. Anche siti di informazione come il Telegraph hanno offerto visioni diacroniche delle loro storie. Questa ad esempio è stata realizzata in occasione della clamorosa inchiesta sui rimborsi spese dei parlamentari del Regno Unito.

E’ chiaro che costruire narrazioni con queste caratteristiche significa consentire ai giornalisti di lavorare in modo diverso e con strumenti diversi. Lo sanno bene gli architetti dell’informazione del Washington Post, recentemente rivoluzionato nel suo organigramma e nel processo di costruzione delle notizie (si legga in proposito l’interessante post di Mario Tedeschini Lalli).

Tirando le somme

Kristina Halvorson ha affermato di recente: “most companies lack resources to care for content as a critical business asset. Content is complicated, it takes people and time. It demands process and effort. We can’t continue to pretend we can fix content later”.

Nel percorso di progettazione non possiamo considerare i siti come stampi in cui qualcuno verserà un contenuto. I siti sono il contenuto. È proprio la distinzione forma/contenuto che sta perdendo progressivamente la sua utilità ed il suo valore euristico.

Nel lavorare congiuntamente sulla forma e il contenuto, la tentazione è di inventare una chimica artificiale dell’informazione, una sorta di molecola sintetica prodotta in vitro su cui costruire le architetture dei siti e all’interno della quale costringere poi i contenuti.

Cedere a questa tentazione sarebbe un peccato mortale. Occorre piuttosto utilizzare le tecniche elaborate in linguistica, etnologia, psicologia sociale, gli strumenti del design centrato sull’utente, per studiare con un nuovo spirito la costruzione del senso così come esiste (ed è esistita fino ad ora) “in natura”: cioè nei giornali, in radio, in televisione, ma anche nelle dinamiche del dibattito orale e della elaborazione linguistica collettiva.

Solo sulla base di questa osservazione (partecipante) possono essere ri-conosciute e rappresentate le strutture portanti di una architettura non più legata alla progettazione di ambienti, ma di ecosistemi dell’informazione.

Le parole che concretizzano questo nuovo modo di progettare non sono nuove: “aggregazione”, “ontologie”, “link meta-descritti”, “tag”, “correlazioni”. Il cambiamento di prospettiva però porta ad una nuova sintassi e ad un nuovo discorso che si può costruire con queste parole. Ci stiamo lavorando su e crediamo che questa strada possa portare lontano.


Progettare attraverso le storie

Narrative design

Raccontare storie è fondamentale per tutti gli uomini.

Gli uomini sono fondamentali al design (non solo a quello utente-centrico… ). Quindi le storie sono fondamentali per tutti i designer.

Questo post è il primo di una breve serie con cui intendo analizzare e mostrare le possibili connessioni tra il mondo della narrazione e la realtà della progettazione di prodotti e servizi.

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Il gioco funzionale

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Secondo lo psicologo Brian Sutton-Smith il contrario di gioco non è lavoro, ma depressione. Il gioco è un’attività vitale nella crescita di un essere umano. E rimane al nostro fianco per tutta la nostra esistenza, anche se spesso non ce ne rendiamo conto. Il gioco è il mezzo attraverso il quale la mente umana ricerca nuove strade e si evolve. Per questo motivo è particolarmente interessante applicare dinamiche ludiche allo studio dell’interazione.

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