Appunti e spunti sull’esperienza d’uso


Articoli taggati ‘web design’

Astronavi e altre riflessioni sulla semplicità

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Constant non aveva cercato di far volare l’astronave. Non aveva osato toccare un solo comando. I comandi della nave di Salo erano molto più complessi di quelli di una nave marziana. Il pannello dei comandi di Salo offriva a Constant duecentosettantatré manopole, interruttori e pulsanti, ognuno dei quali aveva un’iscrizione o una calibrazione tralfamadoriana.” (Le sirene di Titano, Kurt Vonnegut)

Ecco un caso di interfaccia molto complessa, una moltitudine di comandi specializzati, per funzioni in gran parte sconosciute, un’interazione ostacolata da una lingua e una cultura diversa dalla propria.
Ma qualcuno, in un altro luogo ha pensato di rendere tutto più semplice. Estremamente semplice.

Le loro navi erano controllate da piloti-navigatori completamente automatici […].
I soli comandi disponibili, per coloro che erano a bordo erano due pulsanti nel panello centrale della cabina, uno con la scritta via e uno con la scritta fermo.
Il pulsante via dava semplicemente inizio ad un volo che portava lontano da Marte.  Il pulsante fermo non era collegato a niente. Era stato installato su insistenza degli esperti marziani di igiene mentale, i quali affermavano che gli esseri umani erano più felici quando avevano a che fare con macchinari che erano convinti di poter spegnere.
” (Le sirene di Titano, Kurt Vonnegut)

Questa interfaccia forse è troppo semplice.
Trascurando il fatto che nel racconto l’obiettivo del progettista dell’astronave è diverso per le due astronavi (riferimento bibliografico), notiamo che in entrambi i casi c’è un problema: i comandi non sono utilizzabili per guidare il mezzo.

Semplicità ed equilibrio

Il tema della semplicità è stato analizzato molto dettagliatamente da John Maeda in Le leggi della semplicità, dove per prima cosa si cerca di capire qual’è la misura giusta, il punto di incontro più soddisfacente tra complessità e semplificazione.

Il dvd di oggi, per esempio, ha troppi pulsanti se tutto ciò che desideriamo è guardare un film. Potrebbe essere una soluzione togliere quelli di riavvolgimento e di avanzamento, quello di espulsione e così via, fino a lasciarne uno soltanto: quello di riproduzione. E se voleste rivedere la vostra scena preferita? Oppure interrompere il film mentre fate la cruciale pausa per il bagno? La questione è: dove sta l’equilibrio fra semplicità e complessità?” (Le leggi della semplicità, John Maeda)

Un altro esempio per mostrare la sottile linea che sta fra semplificazione e impoverimento è la lampada Arco e le sue numerose numerose imitazioni. I fratelli Castiglioni progettavano con molta cura nella riduzione all’essenziale e allo stesso tempo curando la funzionalità e l’utilizzo del prodotto. La Arco è stata progettata per essere utilizzata come lampadario sopra un tavolo anche nelle case in cui non fosse già presente la cablatura per una luce appesa al soffitto. L’arco telescopico consente la regolazione della sorgente. il basamento di marmo assicura la stabilità, e allo stesso tempo ha un foro orizzontale che consente di spostare la lampada con l’aiuto del manico della scopa.

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Lampada Arco, di Achille e Pier Giacomo Castiglioni, per Flos.

Queste accortezze del prodotto originale sono state spesso cancellate nel processo di copia o imitazione. Sono così nate delle lampade con lo stelo piatto e non telescopico, oppure con la calotta completamente chiusa e priva dei fori di areazione, oppure ancora con il basamento senza smussi agli spigoli o senza foro. Tutte semplificazioni che eliminano anche il valore di queste piccole attenzioni nei confronti dell’utilizzatore.

Semplicità e frustrazione

Se il mio telefonino avesse solo un bottone, certamente sarebbe semplice, ma uhm… tutto ciò che potrei fare sarebbe accenderlo o spegnerlo. Il piano è troppo complesso perché ha 88 tasti e 3 pedali? Potremmo semplificarlo?“(Simplicity is not the answer, Donald Norman)

La semplificazione eccessiva o indiscriminata porta all’impoverimento.
Non sempre quindi la semplicità è la risposta giusta.

Se consideriamo la semplicità dal punto di vista dell’usabilità dei prodotti, incontriamo nelle persone desideri che sembrano contrastanti. Esse sono spesso attratte dalla quantità di funzioni; capita ad esempio con i nuovi gadget tecnologici, salvo poi lamentare problemi di comprensione e difficoltà di utilizzo.

“Noi (utenti) vogliamo dispositivi che facciano molte cose, ma che non siano confusi, che non creino frustrazione. Ahah! Non è questione di semplicità: è questione di frustrazione!”(Simplicity is not the answer, Donald Norman)

Norman osserva che quando le persone, confuse dalla complessità, si chiedono se le cose non possono essere più semplici, non conoscono ciò che desiderano realmente: non cose semplici ma cose comprensibili (da Intervista di Sebastiano Bagnara e Patrizia Marti a Donald Norman su 7th Floor n°11).

È importante che prodotti/servizi semplici o complessi, siano comprensibili per essere utilizzati con soddisfazione. La semplicità non è una condizione sufficiente a garantire la comprensibilità, anzi a volte può nascondere una funzione o fuorviare.

Conclusione

L’utente desidera allo stesso tempo più valore, che spesso identifica in più funzionalità, e più facilità di utilizzo.
Il progettista deve comprendere i desideri dell’utente, sia quelli espressi, che quelli sottintesi.

La semplicità è un valore quando riduce il rumore e rende lineare e coerente la comprensione delle funzioni. L’attenzione deve sempre essere orientata non alla semplificazione fine a se stessa, ma a mettere l’utente nella condizione di operare con efficacia e soddisfazione.
Per questo è necessario fornire un buon modello concettuale, consistente lungo tutta l’esperienza d’uso.

E ora, conosci un esempio di astronave che si possa pilotare in modo efficace e soddisfacente?


Comunicare la User Experience: scrivere informazioni che danno informazioni

tone of voice1 Comunicare la User Experience: scrivere informazioni che danno informazioni

È da un po’ che sto affrontando il tema della necessità di un incontro tra user experience e comunicazione, sia a livello progettuale che strategico.

In questa direzione ho deciso di orientare le interviste che stiamo portando avanti ogni mese per far incontrare professionisti della user experience, clienti, project manager che sono entrati in questo mondo e hanno deciso di rimanere.

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Il ruolo dei moduli nell’interazione tra utente e interfaccia web

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Introduzione sulle modalità di interazione utente>interfaccia

Navigare, cercare, scaricare, aprire un file, modificarlo, ricaricarlo in rete, queste sono solo alcune delle più comuni azioni che compiamo quotidianamente quando navighiamo in internet, che sia per lavoro o per diletto l’utilizzo che facciamo della rete potrebbe concentrarsi nell’elenco di queste attività.

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Per un processo rotondo e a misura d’utente: dal Due.1 alle necessità emergenti

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Il discorso che vorrei affrontare questo mese si riallaccia in parte a un discorso già precedentemente trattato sulla qualità sufficientemente buona e in particolare sulla questione del processo di progettazione che si trova a mio avviso in un momento evolutivo carico, di aspettative e necessità da soddisfare.

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Ipertesto e Metodo (ovvero tutte le soluzioni che non abbiamo mai progettato)

4338439724 9a4120f576 o 590x464 Ipertesto e Metodo (ovvero tutte  le soluzioni che non abbiamo mai  progettato)

Premessa

Ogni giorno, in qualità di progettisti, il nostro compito consiste nell’individuare la soluzione più efficace a un problema progettuale.

Indipendentemente dalla tipologia di progetto a cui stiamo lavorando, che si tratti del design di una interfaccia o di un’icona, della realizzazione di un logo o del flusso di utilizzo di una applicazione web, quello che facciamo è operare delle scelte. Non importa quale metodo possiamo aver deciso di adottare, in ogni caso ci troveremo a scegliere tra differenti opzioni.

Può sembrare ovvio, ma è importante sottolineare che sarà proprio la sequenza delle nostre scelte a determinare il risultato finale. Alla fine, alcune scelte avranno contribuito a connotarlo sostanzialmente, altre lo avranno influenzato soltanto marginalmente.

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Human-Centred Design: essere osservatori è uno stile di vita

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Si mescola tra i giovani coloratissimi che affollano le strade di Shibuya, si fa tagliare i capelli da un vecchio barbiere nelle umide e strette vie del centro di Hanoi, passa il pomeriggio con un venditore di scarpe di un sobborgo disordinato di Mumbai. Non si separa mai dalla sua Nikon d300. Sempre pronto a portarsi via, con uno scatto, quello che gli interessa di più. Si chiama Jan Chipchase. Lavora per Nokia come “human-behavior researcher“. Gira il mondo, ma soprattutto lo vive, per capire come le persone usano il telefono cellulare, con l’obiettivo di trasferire il risultato del suo lavoro a chi si occupa di progettare i telefoni del futuro. In altre parole, lavora perché i telefoni di domani siano un po’ più vicini di quelli di oggi alle esigenze degli adolescenti giapponesi, del vecchio barbiere vietnamita e del volenteroso venditore di scarpe indiano.

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2010 top web design trend: nuove direzioni per i visual designer di oggi

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L’anno è appena incominciato e come per l’oroscopo anche noi facciamo previsioni sull’anno che abbiamo davanti e  valutazioni sull’anno appena passato in termini di tipologie grafiche e stili che rappresentano e andranno a rappresentare il web. Vediamo dunque cosa teniamo e cosa cambiamo per il visual design 2010.

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L’interazione uomo non vedente – macchina

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La domanda che mi sento porre quasi ogni volta che parlo dei miei colleghi informatici non vedenti è: “Ma come, usano il computer? E come fanno?”.

Spesso le persone ignorano che il computer è il mezzo più utilizzato dai non vedenti nella loro vita quotidiana e ciò che li rende indipendenti: permette loro di tenersi aggiornati leggendo quotidiani online e libri, facendo acquisti su internet, lo utilizzano per studiare e per lavorare, anche se non sono programmatori o studenti di informatica.

Ma come interagiscono i non vedenti con i computer?

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