Forse per la grossa complessità da gestire, il problema non è mai stato risolto in modo soddisfacente. Mi riferisco ai punti informativi delle città.
Mi sono trovato ad affrontarli e proporrò qui la chiave con cui ho cercato di dare la mia risposta, senza la pretesa di essere esaustiva e risolutiva, ma aperta al confronto.
Lo scenario tipico è quella di una città medio-grossa, in cui fra uomo e territorio scorrono molte variabili che rendono difficile razionalizzare le informazioni in modo omogeneo.
L’obbiettivo è dare al visitatore della città uno strumento per effettuare una ricerca esplorativa e costruirsi un proprio percorso.
“1. Le persone hanno bisogno dell’informazione;
2. Di più: le persone hanno bisogno dell’informazione giusta al momento giusto.”
(Andrew Hinton)
In più chi si trova in una città spesso non conosce quello che sta cercando.
Per esempio “Ho del tempo libero, vorrei stare tranquillo ma anche arricchire la mia cultura”.
Ma come trovare proprio quei luoghi o quelle attività che mi potrebbero interessare, senza conoscere approfonditamente tutto ciò che offre il territorio in cui mi trovo di passaggio?
Andrebbe bene una biblioteca, o un giardino botanico, o anche la mostra sulla migrazione delle anatre nell’era medievale… ma senza conoscerne l’esistenza non sarei in grado di cercarle.
Come organizzare tutte le informazioni (tante ed eterogenee) sulla città? e che strumenti di ricerca (semplici ed immediati) offrire al visitatore?
La chiave è l’esperienza dell’utente: utilizzare gli aspetti che descrivono l’esperienza del visitatore della città come criterio per l’organizzazione delle informazioni e come strumento per la selezione.
Rispondendo a una o più di queste domande è possibile indirizzare la selezione verso un ambito focalizzato, e allo stesso tempo utilizzare un modello concettuale facilmente comprensibile da chiunque.
Attraverso queste cinque faccette il punto informativo acquisisce delle informazioni che gli consentono in un certo senso di “fare conoscenza” con la persona con cui interagisce e dare delle una prima risposta personalizzata.
Da questo punto in avanti è possibile proseguire l’esplorazione per similitudine o metonimia attraverso una classificazione con tag delle singole informazioni.
Il processo di esplorazione produrrà quindi una serie concatenata di elementi scelti che per l’utente, visitatore della città, saranno indicazione per l’esperienza reale che potrà compiere. Allo stesso tempo contribuirà a migliorare la qualità dei risultati proposti per similitudine nelle occasioni successive.
Dal punto di vista dell’interazione il punto informativo dovrebbe avere un’interfaccia tangibile, e soprattutto un’interazione naturale, puntando a ridurre la mediazione tra l’utente e l’oggetto della sua interazione. In un certo senso scomparendo, o per lo meno consentendo all’utente di focalizzare l’attenzione su ciò che sta cercando e non sullo strumento per cercare.
L’argomento è abbastanza vasto e rimando l’approfondimento ad un’altra occasione.
L’impostazione multidimensionale (i cinque aspetti: spazio, tempo, energia, materia, personalità) consente di accedere alle informazioni partendo da diverse angolazioni e non costringe ad una sequenza prefissata. Allo stesso tempo cerca di interagire con l’utente attraverso pochi concetti base, semplici e comprensibili da tutti.
Questo grazie al fatto che l’architettura dell’informazione è al servizio dell’utilizzatore, cerca di “pensare” come lui, su uno stesso terreno comune, essendo coerente con l’esperienza reale fisica. Si crea così un ponte fra l’ambito della ricerca dell’informazione e l’effettivo utilizzo nel territorio.
Tags: architettura dell’informazione, organizzazione informazioni, user experience

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