Durante l’ultimo summit di architettura dell’informazione ho iniziato a sviluppare una riflessione sul come oggi si progettano le differenti aree di un sito. In particolare la domanda che ho iniziato a pormi è se la metodologia di lavoro e le macro regole su cui progettiamo i percorsi di navigazione e le interfacce siano molto differenti se stiamo progettando un motore di ricerca o un profilo in un network sociale.
Per rispondere a questa domanda sono tornato ad analizzare le discipline progettuali del web sin dai loro inizi.
Sono oramai più di dieci anni che l’architettura dell’informazione, la disciplina che regola la progettazione di sistemi informativi complessi, ha pervaso il mondo dell’informatica ed in particolare quella applicata ai servizi web per gli utenti.
Ci siamo posti il problema di rendere semplice, intuitivo, comprensibile, riconoscibile, apprendibile, navigabile, usabile, accessibile… in poche parole utilizzabile secondo dei criteri minimi di buon senso, un qualunque sistema informativo, concretizzando così una disciplina da questo processo di scoperta. Oggi siamo arrivati ad avere a disposizione tutta una serie di strumenti e metodi che ci permettono di affrontare la complessità di ammassi informi di informazioni riportandoli ad una comune comprensibilità.
Ma alla fine cosa andiamo a progettare e che tipo di progettazione effettuiamo ogni giorno?
Il paragone più naturale che sento utilizzare da sempre (da cui tra l’altro l’architettura dell’informazione deriva il nome) è quello dell’architettura fisica con il suo compito di progettare il mondo in cui viviamo. In particolare l’architettura si occupa di progettare gli spazi e i luoghi in cui viviamo.
Partendo da questa risposta si ricava la possibile definizione che il progettista che si occupa di architettura dell’informazione si occupa di definire e disegnare gli spazi e i luoghi di un sistema informativo.
Ma cos’è uno spazio e un luogo e come si distinguono?
Decine di architetti, filosofi, designer e liberi pensatori hanno cercato di dare una definizione della distinzione tra spazio e luogo a cui è difficile dare una connotazione evidente. In generale potremmo definire che lo spazio è qualunque posto, nonchè un non luogo, in cui possiamo stare e che in genere contiene, collegandoli, dei luoghi specifici dove effettuiamo delle operazioni specifiche.
Per semplificare, tornando alla metafora precedente, potremmo dire che lo spazio potrebbe rappresentare qualunque superficie percorribile di un edificio di cui le stanze sono i luoghi, e che in particolare (per logica) rappresenti i corridoi e le aree di servizio di tale edificio dove l’utente transita e trova la via tra i luoghi.
Applicando questa definizione ai sistemi informativi, ed in particolare ai siti web che progettiamo, si può identificare la differente connotazione di spazi e luoghi.
Sono spazi quelle aree dove l’utente transita come le categorie intermedie, i risultati delle ricerche, le landing page, gli indici e le mappe del sito.
Sono invece luoghi quelle aree dove l’utente sosta usufruendo dei contenuti o operando delle azioni come le pagine di contenuto, gli articoli, i profili, le wall e i formulari.
Questa distinzione mostra una certa differenza di obiettivi tra gli spazi e i luoghi, che sicuramente si riflette anche nel metodo progettuale.
Nel progettare gli spazi bisogna dare privilegio alla scansione rapida dell’informazione, facilitando l’utente nel muoversi per trovare e raggiungere un luogo specifico. Tutto ciò che non è utile a raggiungere tale scopo, comprese navigazioni trasversali e di promozione, rischia di portare distrazione (rumore cognitivo) per l’utente finale, che ha come obiettivo principale è quello di trovare la via.
Nel progettare i luoghi bisogna invece dare privilegio alla presentazione del contenuto e delle funzionalità. Bisogna valorizzare ciò che è mostrato a schermo rendendolo il più comprensibile possibile e alla fine portando l’utente al prossimo passo grazie alle navigazioni trasversali.
Possiamo dunque dare una connotazione differente all’approccio con cui progettiamo spazi e luoghi dando maggiore enfasi alla navigazione e meno all’interfaccia per gli spazi e viceversa per i luoghi.
Questo approccio, nella pratica quotidiana, vuole dire che prima ancora di iniziare a sviluppare il progetto o parte di esso dobbiamo concentrarci a comprendere di quali spazi e luoghi sia composto e di conseguenza soppesare le attività di architettura dell’informazione e design dell’interfaccia.
A diversi mesi di distanza dalla riflessione iniziale ho sviluppato questo pensiero, che si sta sempre più radicando anche nel metodo che applico giorno per giorno.
L’applicazione ai differenti progetti ha portato risultati interessanti sia dal punto di vista della qualità risultante che nella gestione del tempo, che purtroppo è sempre limitato.
Tags: architettura, design, interfaccia utente, luogo, spazio, wayfinding

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Trovo molto interessante la tua visione. Forse non cambia radicalmente il risultato finale, ma sicuramente aiuta per il lavoro di verifica dei wireframes.
Aggiungerei il concetto di “controllo”, nel senso che nella progettazione di quelli che definisci come “spazi” bisogna cercare di porre l’enfasi il più possibile sugli strumenti che danno il controllo dei contenuti e della loro navigazione all’utente, mentre nella progettazione degli “luoghi” si deve porre l’enfasi sulla particolare proposta di conformazione dei contenuti privilegiata da chi li produce. In altri termini il controllo dell’informazione in questo secondo caso viene affidato al “redattore” (mi si perdoni la terminologia giornalistica: deformazione professionale). Che ne dici?
Si concordo su questa tua integrazione di visione anche se non sono convinto che sia generalizzabile su qualunque tipo di sito o sistema informativo, no?
[...] È dall’IAsummit che discuto, a sprazzi, del concetto di spazio e luogo nell’IA con Andrea Resmini e finalmente ho maturato e formalizzato una riflessione completa che è stata pubblicata ieri su UXmagazine. [...]
Sicuramente calza di più per siti “editoriali”… :-)
[...] Progettazione: tra spazi e luoghi. di Luca Mascaro [...]