Esperienze Mobili a cura di Davide Cocchi

Esistono luoghi insignificanti per la storia e la geografia ma che hanno importanza affettiva enorme per diversi gruppi di persone.
Un normale parcheggio di automobili può essere lo scenario per abituali riunioni di amici, sporadiche partite a calcio e un luogo improbabile per l’inizio di una relazione amorosa. Le nostre emozioni, i nostri ricordi ed esperienze vissute sono in grado di attribuire ad una determinata porzione di spazio, significati completamente diversi, legati alle persone che ci vivono o che hanno già lasciato una traccia. Come ci insegnano i Situazionisti e Yi-Fu Tuan (già citato nell’articolo di Pietro) il luogo diventa multi-identitario, un oggetto rivestito di più percezioni, una miscela di emozioni, un modello che si plasma al passaggio dell’uomo.
Nasce così la Neogeografia: l’insieme delle tecniche e degli strumenti in ambito geografico che ci permette di accedere ad un nuovo tipo di comunicazione (Turner). Non è una novità infatti che con la diffusione di sistemi di gestione dati sempre più potenti, la possibilità di condividere gli stessi dati in rete, si arriva ad una realtà operativa e concreta di condividere, diffondere, aggiornare, attribuire, convogliare diversi prodotti (testi, audio, video, foto) su specifici punti territoriali.
Il geosocial networking è il risultato dei recenti progressi tecnologici e sociologici. I più comuni dispositivi mobili possiedono un localizzatore GPS integrato e una connessione HSDPA (che come velocità potrebbe paragonarsi alle prime linee ADSL) per trasferire dati online. I social media hanno fatto il resto. Gli ambienti UGC proliferano ormai da anni nel mondo web e con essi le community che condividono le proprie conoscenze e/o esperienze durante un viaggio e/o in determinati luoghi. Ci sono esempi in ambito web: Platial, Where are you now, Where I’ve been, etc.; e applicazioni in ambito mobile (iPhone): FourSquare, Gowalla, Nearby, Trailguru, EveryTrail, GPS Tracking. Whrrl, Loopt, etc.
Nel tentare di omologare le peculiarità di queste applicazioni cercando di esternare le teorie sul luogo inteso come esperienza, ho progettato Trace: un prototipo di applicazione per iPhone. Mission di Trace è quella di creare percorsi geotaggando tappe di diversa entità (luoghi ed eventi), condividere gli stessi percorsi con altre persone, contribuire all’ampliamento/integrazione/cambiamento di percorsi già esistenti, caratterizzandoli e rendendoli unici nel loro genere. Ho utilizzato il Parco Naturale dei Castelli Romani (nei pressi di Roma) come localizzazione temporale ed esemplare, in quanto luogo non etichettato e non appartenente alle mete del turismo di massa.
Nonostante l’ottimo apporto che il sistema “iPhone” ha dato all’ambito del mobile user experience, siamo ancora in presenza di interfacce semirigide, poco flessibili rispetto alle potenzialità che potrebbero offrire i contenuti nascosti dietro ogni punto geografico. Il device deve essere un efficace strumento capace di convogliare e filtrare diverse tipologie di informazione (sensibili, umane, storiche, sociali, etc.) ma allo stesso tempo un sottile confine tra la nostra psiche e ciò che ci circonda.
Un apporto importante che vorrei citare in conclusione è dato da Marco Quaggiotto, di cui cito la parte finale di un articolo che parla delle molteplici identità delle periferie in relazione alle ‘tracce’ che lascia l’uomo: un atlante delle ‘periferie’ non si limita a fornire una collezione cartografica, un archivio delle identità, ma tiene insieme, mette insieme i racconti e li collega in un apparato capace di rendere un’immagine della complessa identità del territorio, fatta di informazioni, percorsi, esperienze. Qui il suo video sulle mappe dinamiche.
Links:
Testi:
- Dust F., London, Chronicle Books, 2008
- Dust F., New York, Chronicle Books, 2008
- Gallucci F., Poponessi., Il marketing dei luoghi e delle emozioni, Egea editore, 2008
- Tuan Y., Space and Place, University of Minnesota Press, 1977
- Meyrowitz J. Oltre il senso del luogo, Baskerville Editore, 1995
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