Morte e internet: le conseguenze a cura di Dafne Gobbi

Negli ultimi anni abbiamo assistito al boom dei Social Network. Noi utenti della Rete abbiamo cominciato a crearci i nostri spazi personalizzati, i nostri account personali, e ciascuno ha ora il proprio mondo virtuale. Ci siamo iscritti su molte piattaforme e abbiamo creato profili di ogni tipo, senza curarci di quel che sarà della nostra vita privata un giorno che saremo morti. Come si comporteranno gli altri utenti davanti al fatto che nella vita reale non ci siamo più, mentre online sì?
Ultimamente, mi sono imbattuta in un caso di questo tipo. Volendo organizzare una rimpatriata della scuola elementare, ho cercato su Facebook i nominativi dei miei vecchi compagni. Tutti hanno accettato la mia richiesta d’amicizia tranne uno. Perplessa per il suo mutismo, ho preso a scrivergli messaggi quasi quotidiani. Solo dopo 3 settimane ho scoperto il motivo del suo silenzio: il mio compagno di classe era deceduto.
La medesima questione è stata motivo di discussione tra Luca Mascaro, Franco Papeschi e la sottoscritta, durante lo scorso Lift di Ginevra.
Il confronto tra noi è stata molto stimolante e quella che segue ne è una delle soluzioni raggiunte.
Premessa
Nel mondo virtuale la cancellazione o l’abbandono di un profilo non sono visti in modo positivo. Ogni Social Network cerca di rendere il più difficile possibile la chiusura di un profilo utente poiché perdere l’utente significa danneggiare la rete di contatti che ruota attorno ad esso, attuali o futuri. Questo comportamento lo osserviamo anche nel meccanismo di notifica. Quando ricevo una richiesta di amicizia mi arriva una mail di notifica. Questo messaggio di avviso arriva solo nel caso io abbia una richiesta di contatto e mai quando qualcuno mi elimina dal suo profilo. Questo è già una parte del problema, poiché dimostra che il meccanismo di relazione funziona a senso unico notificando solo il positivo dell’esperienza online. Questo è uno dei motivi per cui in caso di morte non è accettabile la cancellazione del profilo di un utente perché porterebbe il Social Network a ridurre la rete di contatti tra le persone.
Il problema
Cosa succederà tra 20 anni quando ci saranno molti profili inattivi? Le persone defunte in Rete vengono considerate utenti attivi? Qui di seguito abbiamo analizzato il problema da due punti di vista, quello economico e quello umano.
Aspetto economico
Facebook, il Social Network più utilizzato ad oggi, conta 200 milioni di utenti iscritti. Se cerco Mario Rossi, riceverò 515 risultati. Io presuppongo che tutti questi profili, ottenuti dalla mia ricerca, siano di persone reali e quindi vive. Ma non ne c’è la certezza di questo dato. E’ quindi lecito presupporre che tra i 515 profili, ce ne siano di persone defunte. Alla luce di questo dato, ci si domanda: è corretto dividere i profili degli utenti di un Social Network, tra utenti vivi e utenti defunti?
Ad esempio, se la Svizzera dovesse lanciare un nuovo servizio, calcolerà sicuramente le proprie risorse in base alla popolazione attiva e quindi viva che è di circa 7 milioni di abitanti. In questo conteggio verosimilmente i deceduti non verranno contemplati poiché non saranno futuri fruitori del servizio offerto.
Una volta appurato che i profili di persone defunte sono di fatto utenti non più attivi, ci si accorge di una cosa interessante: Il profilo continua a generare attività in maniera indiretta e pageview, ottenute ad esempio dai cari che continuano a visitare le pagine o chi, per errore, si imbatte nel profilo. In questo modo la persona, anche se defunta, risulta comunque un utente d’interesse per il Social Network: la pubblicità sulle sue pagine potrebbe diventare completamente nuova, legata ad esempio alla commemorazione e altre tipologie che al momento non sono così diffuse.
Aspetto umano
Quello che ho potuto osservare sul profilo del mio compagno di classe deceduto è stato che, piano piano, gli amici ed i familiari esprimevano pensieri di condoglianze, messaggi di saluto ed ogni tanto parlavano in modo diretto all’utente morto. Questo sistema di gestione del profilo funziona bene se le persone che scrivono sanno che l’utente è defunto. Diversa invece è l’esperienza di navigazione per un utente che non è a conoscenza del decesso del contatto. Oggigiorno non c’è nulla che contraddistingua il profilo di un utente vivo da quello di uno morto. Sarebbe doveroso trovare un sistema di notifica per esempio un’icona che faccia capire che l’utente è deceduto ed eventualmente un messaggio che giunga ai contatti dell’utente.
Una possibile soluzione
Una soluzione sarebbe quella di creare un “tutore” di noi stessi, un super account che correli tutti i nostri profili online ed i blog personali. L’utente potrebbe scegliere tra tre opzioni di come i suoi account verranno visti dagli altri:
1) Rendere il profilo statico, semi oscurato. Una pagina statica che attesta l’esistenza della persona, ma che ne protegge tutti i dati, rilevando solo una fotografia (scelta dall’utente) e la data di decesso con, eventualmente, un messaggio.
2) Profilo visibile al 100%. Questa scelta permette ai contatti di poter rileggere o rivedere foto del passato, senza però aver la possibilità di aggiungere nuovi contenuti.
3) Completa possibilità di interazione con il profilo del deceduto. Questa scelta permette di scrivere frasi di condoglianze, pensieri e commenti a tutti gli amici del profilo. Dunque l’attività continua malgrado la persona sia morta.
Tutte e 3 le possibilità contrassegnate con l’icona e la data di decesso.
Questo account-testamento sarà gestito da altre persone. La persona (ancora in vita) creerà questo “account-testamento” e sceglierà un numero fidato di persone alle quali darà i dati d’accesso. Gli utenti scelti vengono ordinati per gerarchia: se il primo “incaricato” è impossibilitato ad aggiornare il mio “account-testamento”, subentrerà il secondo e così via.
Come funziona?
Il giorno che sarò morto, il primo incaricato tra le persone che ho scelto dovrà:
- entrare nel mio account testamento
- leggere le mie ultime volontà
- inserire la data di decesso
- aggiornare la foto secondo i miei voleri
- inserire un eventuale messaggio
- impostare una delle 3 modalità del mio profilo (vedi sopra)
L’attività del tutore è quella di trasmettere i voleri dell’utente in questione e non quella di gestire i suoi Social Network.
Non è funzionale chiudere un profilo da nessun punto di vista, né per il marketing, poiché ne danneggerebbe il network, né per l’utente perché per le persone è importante lasciare una traccia. Penso che questo account-testamento possa risolvere il problema, poiché è accessibile da diverse persone e permette di aggiornare i profili online della persona defunta. Personalmente trovo un po’ inquietante l’idea che dopo la mia morte i miei profili rimangano attivi ma non gestiti da me. Con il super account sarei invece in grado di perpetuare il mio ricordo online nel rispetto però della mia privacy.
Tags: account, conseguenze, internet, morte, social network, user
Articolo completo direi analizzato nei piccoli particolari…e buon punto di partenza anzi già avanti di qualche kilometro ;)
Il passo successivo: capire/scovare se qualche social network implementa (oltre a facebook) applicazioni che “colmano” questa mancanza.
Lavoro certosino ma indispensabile.
Sarebbe interessante capire se i social network (e non parlo solo di facebook) hanno nel loro interno analizzato o stanno analizzando la questione…proprio per la mutazione nell’utilizzare questi mezzi.
Io vado oltre e penso… se la persona (o i suoi amici) è collegata a media che ricordano la persona come reagirebbe questa sezione? Potrebbe mutare/cambiare per l’aspetto umano?
L’aspetto economico, lo ammetto, in questo ambito lo vedo un po’ macabro ma l’economia gira anche qui…
Per essere uno che non usa facebook e che l’idea di non avere più privacy mi disturberebbe molto, credo che qualcosa a riguardo andrebbe fatto.
Le tre possibilità che hai dato sono ottime e danno comunque una possibilità di scelta a chi ha deciso di rendere pubbliche delle foto o esperienze di vita.
Si potrebbe anche aggiungere una sorta di notifica immediata in caso un tuo amico passi a miglior vita.
Ad ogni modo tra 20 anni non potremo avere un facebook con 5 miliardi di account e solo il 75% ancora in vita!
Penso da tempo alla possibilità di lasciare le credenziali della mia mail alle mie sorelle, a qualche amico storico e magari anche alla donna che amo.
Internet è diventato un luogo in cui si svolge la vita, ma in cui presto si svolgerà anche la morte e la commemorazione com’è successo a Francesco.
http://www.zonex.it/the-starway-to-heaven-ciao-francesco
Il tema del testamento digitale è macabro e incute paura, ma credo che chi vive la Rete coscientemente sappia che ogni traccia, ogni foto, ogni stralcio di vita digitale non è solo partecipazione, ma essenza. Vita.
Per chi resta ci saranno i ricordi di qualsiasi tipo, anche digitali. Per chi va via ci sarà sicuramente la possibilità di leggere la mail e controllare facebook, anche se non se ne accorgerà nessuno; basta crederci.
:-)
“Perplessa per il suo mutismo, ho preso a scrivergli messaggi quasi quotidiani.”, ma lasciare in pace le persone no?
Ciao,
proprio in relazione a questo argomento, tempo fa stavo pensando ad un’applicazione che si potrebbe chiamare, tipo “After I’m Gone”. Questa applicazione web dovrebbe connettersi con l’account email che usiamo, ad esempio gmail, e tenere memoria della frequenza dei login.
Dovrebbe avere una o più impostazioni secondo le quali, se non effettuo l’accesso per più di XX tempo (1 anno? 6 mesi?) invia direttamente i dati di accesso ad una o più email che ho segnalato in precedenza.
In questa email ci sono le “ultime volontà”, un messaggio personale (immagino di far partire l’email verso l’indirizzo di mio figlio) e tutti i login dei miei account (internet banking, ecc…).
Questa è solo una idea abbozzata ma pensandoci meglio, potrebbe venire fuori qualcosa di interesante, no?
Immagino un account di posta elettronica lasciato in eredità a mio figlio, lui lo lascerà al suo e così via.
Bel post, complimenti.
[...] ho ancora elaborato un mio pensiero a riguardo, ma la lettura di Morte e internet: le conseguenze mi ha aperto un vuoto [...]
È un tema interessante di cui sempre più spesso mi capita di discutere.
I numeri ci sono e i fatti sono evidenti. Possono esserci molte soluzioni tecniche e amministrative eppure a mio giudizio un punto interessante è l’assenza (al momento) nel mondo digitale di una ritualità della morte, a livello personale e pubblico.
Pensare a nuove forme di lettura/assimilazione della morte ‘digitale’ può aiutare i social networks a crescere ed integrarsi nella nostra vita senza doverne necessariamente replicare le dinamiche.
Complimenti per l’articolo!
Lo sai che spesso ci ho pensato a questa cosa? Mi sono detto, però, che era ancora presto per parlarne visto che il problema è tutto sommato “giovane”.
La soluzione del super account non so quanto sia praticabile, dovrebbe essere una sorta di Plaxo (è un sito che aggrega i contenuti provenienti da vari propri profili). Io penso che sarebbe più logico che ogni singolo social network si attrezzi a rigurado. Così come tutti i migliori social network ti permettono di impostare le preferenze sulla privacy o sulle notifiche email così dovrebbero permettere di impostare le preferenze per il caso di morte.
Le tre modalità mi piacciono, molto meno la terza (se so morto so morto! Lasciatemi stà in pace!). Il problema, piuttosto, è un altro: quando moriranno anche i miei tutori? Tra cent’anni avremo utenti che dovranno gestire 50, 100 account di parenti e amici morti: mi pare inverosimile.
Meglio se si decide tutto da sè: scelgo la frase, scelgo la foto, scelgo tutto lo “sceglibile” e basta. Nessun super utente, nessun tutore, solo io: ripeto, una volta che sono morto sono morto. Punto. Se proprio mi preme trasmettere le credenziali d’accesso ad altri lo farò autonomamente, senza procedure prestabilite. Anche perchè ci sarebbe comunque bisogno di verificare la morte altrimenti il mio tutor potrebbe comunque accedere. Se anche mettessimo un tempo di scadenza (es dopo sei mesi di attività si attiva l’account tutor) non funzionerebbe: se non uso più quel social network? Dopo sei mesi chi ha le mie credenziali potrebbe comunque accedere anche se io sono vivo. Secondo me è troppo complicato. Preferire un modello simile alle impostazioni per la privacy. Avremmo tre voci: impostazioni notifiche, impostazioni privacy, impostazioni “After I’m gone” (bellissima etichetta! Complimenti Tiziano!). Su cosa si possa impostare, poi, si dovrebbe aprire una nuova discussione e magari scrivere un nuovo articolo. Ma come al solito sarà l’uso a definire uno standard.
In conclusione voglio fare i complimenti a te, Dafne, per il “coraggio” che hai dimostrato affrontando questo argomento. Purtroppo son cose alle quali non vogliamo pensare e la conseguenza e che non ne parliamo, un po’ come parlare di terremoti ed aspettare la tragedia per muoversi, dobbiamo sempre arrivare a fatto compiuto.
PS (smettela di grattarvi!!! :D:D:D)
@Smash
se si dovesse sviluppare un’applicazione simile allora andrebbe fatta un’analisi dettagliata di ogni social network. Prende molto tempo come dici tu, ma è molto utile per la progettazione. Per l’aspetto economico si sa, la morte è un business che non manca mai…
@Stefano
Complimenti per essere uno dei pochi sopravvissuti a Facebook!
@Antonio
Interessante il tuo punto di vista, anche se io, personalmente, non lascerei mai le mie password a nessuno. Il motivo è semplice, le mail che ricevo sono indirizzate a me soltanto e, anche se la maggior parte di essere sono mail tranquille, ce ne sono un paio che non credo vorrei che i miei figli andassero a leggere, mail profonde di persone che si sono fidate di me e mi hanno rivelato paure o sentimenti… tutti hanno dei segreti e penso che sia giusto preservarli. :)
@Aly
L’account immaginato non importuna nessuno e non è di certo un servizio obbligatorio, anzi, permette alla persone di scegliere cosa fare con i loro profili di vita. Riguardo al mio amico, se un mio amico non mi risponde, mi preoccupo e cerco di capire il perché… :)
@Tiziano
Mi piace il nome dell’applicazione!! ed è anche interessante il sistema di eredità dell’indirizzo mail…
@Paolo
Grazie per avermi citata e spero che quando ti sarai fatto un’idea sull’argomento avrai voglia di condividerla :)
@Pidublu
Felice che ti sia piaciuto! Quello che ho trovato in Rete sono svariate forme di cimiteri online ma non hanno nulla a che vedere con i profili diretti degli utenti… manca il ponte.
@Adamo
L’idea di integrare il sistema direttamente nelle preferenze di privacy mi piace!
Comunque il super account viene usato una volta sola dai “tutori” unicamente per inserire la data della mia morte ed impostare i profili secondo i miei voleri, dunque non ha durata di impegno nel tempo…
In secondo luogo se un tutor entra in questo account quando io sono ancora in vita mi viene notificato con una mail e io posso perdere precauzioni a riguardo togliendo la persona dall’incarico, anche se penso che un vero amico non si permetterebbe mai…
Principalmente anch’io preferirei gestire tutto da sola, ma se non ho un tutore come faccio ad auto inerire la mia data di morte?
Grazie a tutti per i commenti, sono punti di vista molto interessanti e penso che vadano affrontati in modo sereno perché anche se suona macabro, la morte fa parte della vita ed è giusto che sia così.
facebook: Come trasformare il profilo di una persona deceduta in memoriale
http://www.facebook.com/help/contact.php?show_form=deceased
(fb blog: http://blog.facebook.com/blog.php?post=163091042130 )
The myspace way: http://faq.myspace.com/app/answers/detail/a_id/369
Per qualsiasi cosa legata ad un account gmail (Blogger, Gmail, Buzz, …):
http://mail.google.com/support/bin/answer.py?hl=en&answer=14300