Appunti e spunti sull’esperienza d’uso

Per un processo rotondo e a misura d’utente: dal Due.1 alle necessità emergenti a cura di Diana Malerba

ux1 Per un processo rotondo e a misura dutente: dal Due.1 alle necessità emergenti

Il discorso che vorrei affrontare questo mese si riallaccia in parte a un discorso già precedentemente trattato sulla qualità sufficientemente buona e in particolare sulla questione del processo di progettazione che si trova a mio avviso in un momento evolutivo carico, di aspettative e necessità da soddisfare.

La voglia, di scrivere questo articolo c’è da un po’, la scusa me la offre il discorso affrontato (volutamente, visto il desiderio di compimento in questo senso e naturalmente, emerso dall’ambito in termini di esigenze) durante la Open Discussion powered by UXconference della scorsa settimana.

A completare il quadro, le riflessioni post Digital User Experience Festival, evento che ha rappresentato una presa di posizione non indifferente e un’ottima location per un’osservazione socialmente orientata al design.

Quello di cui parlo trova geograficamente riscontro nell’attuale posizione scomoda delle agenzie pubblicitarie, nelle emergenze da ux, in una necessità evolutiva che viene da più parti per potersi reggere fisiologicamente e costruttivamente, in un processo che punti empaticamente all’incontro e non allo scontro, considerando la missione finale del molto discorrere che vede nell’utente il giudizio finale di connessioni e sconnessioni che troppo frequentemente si distaccano dal suolo, e prendere posizioni che di empatico non conservano che la teoria.

La pratica, invece, conferma e sconferma spesso molto di più e si scontra sui campi reali di applicazione, dove troviamo the folks who really matter.

Per spiegare meglio questo orientamento vorrei richiamare il concetto di euristica dell’overconfidence, che ben spiega come di fronte a una serie di successi in un certo campo tendiamo a sentirci padroni del campo stesso e prendiamo decisioni in maniera meno accurata, fidandoci delle nostre, reali o presunte, capacità.

In questo senso, e nel senso auspicato di una completezza a livello di progettazione, ci troviamo a rilevare una necessità profonda, che per essere soddisfatta dovrebbe probabilmente affrontare una crisi strutturale e un ripensamento evolutivo, perlomeno in Italia.

Parlo dell’attuale situazione del mondo “creativo”, di una metodologia di lavoro che a mio avviso si trova in questo momento a scontrarsi con un concetto di utente radicalmente differente. I presupposti su cui si sono costruite teorie di marketing e strategie comunicative si trovano di fronte a una rivoluzione che riguarda l’utente, sfuggito nel frattempo verso un nuovo paradigma comunicativo che non ci sta più. Eppure, il processo di progettazione non è esente dall’aspetto comunicativo e si trova a scontrarsi con difficoltà di dialogo da creatività esterne.

Apparentemente questo costituisce un problema, e nello specifico uno di quei problemi generati da eccessi di democraticità. Dal mio punto di vista costituisce un’opportunità. Se la democraticità del mezzo, la libertà insita all’interno di un supporto comunicativo che passa la palla all’utente, pone grossi problemi a livello di coniugazione dei mezzi, dall’altro apre e impone la risoluzione del conflitto progettazione/creatività a tutto vantaggio dell’utente.

L’utente si trova dunque nella posizione di un’apertura verso le contingenze mediali e si sposta sempre più nella direzione di un contesto costruttivo e collaborativo che permette una più piena soddisfazione di necessità complesse, che non può che trovare nel web per questioni di mezzo.

Emerge allora un concetto collaborativo (a questo proposito vi consiglio l’articolo di Dev Patnaik su Design Mind) cui non si può più sottrarsi, e si impone la necessità di figure multidisciplinari che portino la discussione a livelli più alti risolvendo agilmente i problemi di project management che da questo conflitto derivano. Assistiamo dunque a un momento di in cui vorremmo che il mondo della comunicazione, messo a dura prova, avesse il coraggio di evolvere verso un nuovo modello, in cui non sono più i dati quelli che contano, ma le persone.

Tale concetto sposta inevitabilmente la questione sul tema dell’interazione e, a livello di design, sposta l’asticella utente. Passando dal marketing e dalla creatività allo user centred design cambia infatti l’orientamento.

Stiamo parlando di una progettazione non si compie più verso l’utente nel senso di un target da colpire, ma piuttosto verso l’utente in un senso hug-evoluted, con l’utente e per l’utente. Questa proposta, naturalmente sposterebbe l’idea di “business sugli utenti” a quella di “business con gli utenti”.

Anche dal canto della progettazione, chiaramente, ci sono responsabilità. Per trovarsi in un punto comune dovremmo ipotizzare una certa alfabetizzazione necessaria e la disponibilità a credere in un processo che coniughi entrambi gli aspetti senza trascurarne nessuno. Dal canto del mondo della progettazione sarebbe auspicabile naturalmente uno sforzo costruttivo verso un naturale punto di contatto, fino allo sviluppo di un modello comune che soddisfi l’utente finale.

È in questo senso che vorrei segnalare la prima esperienza del Digital User Experience Festival come un evento che va oltre l’evento stesso. Al di là di ogni considerazione o paragone quello che ho trovato di innovativo in questo evento (che mancava nel panorama italiano) è stata l’unione delle discipline  della comunicazione con quelle della progette, tradottasi in conferenze di Interaction Design, di Editoria e Informazione, di Social Experience, di Engagement B2X, approfondimenti sul Mobile e sulla Augmented Reality, workshop, chiaccherate, collaborazioni.

Momenti, che hanno portato me a sviluppare questa riflessione, e spero a coinvolgere anche voi con il vostro punto di vista sul processo per una prossima discussione, magari al prossimo MeetUp.

Che ne pensate?

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One Response to “Per un processo rotondo e a misura d’utente: dal Due.1 alle necessità emergenti”

  1. [...] già iniziato questa discussione in altre sedi (qui e qui) parlando della necessità di un cambiamento del marketing verso una sua forma hug-evoluted, [...]

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