Appunti e spunti sull’esperienza d’uso

UXconference: interaction design e comunicazione di dati ambientali a cura di Serena Cangiano

MassimoBotta-SerenaCangiano

D: Ciao Serena, ciao Massimo, raccontateci brevemente di voi.

M: Mi occupo di interaction design dal 1992, anche se a quei tempi si chiamava, più semplicemente, design delle interfacce. Dal 1993 al 1998, presso il Centro Ricerche di Domus Academy, ho realizzato progetti e ricerche che spaziavano dalla comunicazione all’industrial design, con una particolare attenzione all’interaction design. Ciò mi ha permesso di avere una visione ampia riguardo alle connessioni fra i diversi ambiti della progettazione e l’evoluzione tecnologica, portandomi ad avere una particolare attenzione su come le tecnologie possano essere utilizzate e, soprattutto, come i progetti che realizziamo siano in grado di modificare il nostro comportamento.
Nella successiva esperienza in Philips Design ho realizzato progetti di ricerca che delineavano un possibile prossimo futuro, dove nuovi oggetti e soluzioni popolavano le nostre abitazioni, entrando nella nostra vita e integrandosi alle nostre abitudini.
Ora, sto cercando di far confluire le esperienze maturate in passato nello sviluppo dell’Interaction Design Lab presso la SUPSI, un laboratorio interdipartimentale che unisce le competenze di due laboratori già esistenti (il Laboratorio Cultura Visiva e il Laboratorio Sistemi Multimediali e Semantici) e che opera nell’ambito dell’ambient intelligence e che spero, in breve tempo, possa essere una realtà consolidata e riconosciuta.

S: Lavoro con Massimo Botta allo sviluppo della ricerca nell’ambito dell’interaction design presso la SUPSI, l’Università professionale della Svizzera italiana. Ho iniziato ad occuparmi d’interazione passando da studi sul montaggio cinematografico non lineare alle installazioni interattive per comunicare il patrimonio culturale e l’arte.
Mi interessa principalmente la contaminazione tra design, tecnologia, arte e comunicazione poiché ritengo sia obsoleto oggi parlare di separazione tra i saperi e le discipline. Professionalmente posso considerarmi un ibrido: affronto la risoluzione di un problema progettuale o di ricerca attraverso uno sguardo transdisciplinare. Innovare è per me un fattore importante poiché ritengo sia l’unica strada percorribile per “correggere” il futuro. Ovviamente l’innovazione per me non passa solo dalla tecnologia, ma dalla progettazione strategica di soluzioni tecno-culturali efficaci e a lungo termine.

D: Cos’è UXconference secondo voi?

M: Uno spazio per il trasferimento di conoscenza su temi importanti per l’ambito della progettazione, ma soprattutto rilevanti per il mercato. Far comprendere il valore aggiunto della ricerca e della progettazione incentrata sugli utenti rappresenta un’opportunità fondamentale per qualsiasi settore del mercato, dai servizi all’industria.

D: Cosa dovremmo attenderci dalla conferenza?

S: Mi aspetterei uno scambio di informazioni tra persone che “fanno” e un luogo in cui é possibile accedere alle conoscenze ed alle esperienze di professionisti e di ricercatori che operano nel settore dell’innovazione.

D: Di cosa ci parlerete a UXconference?

M: Parleremo di come utilizzare le tecnologie dell’informazione e della comunicazione per trasformare in informazioni rilevanti per la vita di tutti i giorni i dati ambientali rilevati dall’Osservatorio Ambientale della Svizzera Italiana. Questi dati fino ad oggi sono stati generati e disseminati solo per un pubblico specialistico secondo modalità non accessibili per il grande pubblico. Abbiamo perciò realizzato una ricerca attraverso la quale vengono definiti dei nuovi concept di servizio basati su applicazioni web e mobile in cui soluzioni di user experience permettono di comunicare questi dati (qualità dell’aria, traffico, inquinamento acustico ecc) agli utenti, soddisfando i loro bisogni in diversi scenari d’uso.

D: Spiegateci perché il vostro speech porterà valore alla conferenza.

S: Con il nostro intervento ci aspettiamo di poter contribuire all’ambito della user experience mostrando come le competenze proprie della ricerca in design permettono di concepire progetti innovativi. In particolare, i risultati della ricerca che presentiamo si basano sull’idea di ecosistema di servizi piuttosto che singole soluzioni tecnologiche: il concetto di ecosistema implica la progettazione di sistemi che in modo coordinato e integrato supportano l’utente nello svolgimento delle sue attività. Questo concetto è collegato con la visione proposta dall’ambient intelligence, l’area di ricerca della quale ci occupiamo, in cui le persone sono sempre e dovunque connesse, sono immerse in un ambiente capace di rilevare la loro presenza in modo non invasivo, sono circondate da oggetti e dispositivi intelligenti e interagiscono con l’ambiente in modo naturale e intuitivo.

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One Response to “UXconference: interaction design e comunicazione di dati ambientali”

  1. Name (required) says:

    Penso che NON siate in grado di stabilire quello di cui l’utente finale ha bisogno, perché tendete a complicare le cose semplici, rendendo la vita difficile a chi non è “immerso” nel mondo tecnologico di cui andate tanto fieri.
    Mi basta interpretare la necessità di inserire il campo “Website” in questo form, per farmi un’idea della Vostra presunta superiorità… Sembra quasi che l’utente che lascia il campo vuoto, sia di rango inferiore!
    Devo inoltre congratularmi per la Vostra capacità di parlare ininterrottamente a ritmi sostenuti, utilizzando una vaghezza semantica di tutto rispetto, per trasferire tutte quelle informazioni delle quali al Vostro interlocutore importa solo marginalmente, senza peraltro soddisfare i suoi veri bisogni informativi.
    Finché non saprete discernere la FORMA della comunicazione dal suo CONTENUTO, sarete confrontati con problemi insormontabili.
    La tecnologia è prima di tutto LOGICA, che in un secondo momento viene messa (anche) a Vostra disposizione. Se non capite le cose logiche, di tutta la Vostra “contaminazione tecno-culturale” resterà solo “contaminazione”.
    Da quanto ho capito dell’articolo, sembra che il futuro abbia bisogno di una “correzione” da parte di persone “transdisciplinari” e “ibride” per valorizzare quanto non è di loro competenza, né comprensione…
    Peccato, visto che, a mio avviso, è proprio questo genere di approccio, intrapreso da questo genere di persone, ad aver bisogno di correzione.
    Che ne dite di mettere un po’ da parte la Vostra “transdisciplinarità” per qualche accenno di “interdisciplinarità”?
    Nota: questo commento è scritto appositamente in FORMA rude, per trasmettere concetti COMPRENSIBILI anche dall’utente che non possiede un proprio sito internet.

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