
“Esitante, Trevize piazzò un dito sul cerchio luminoso, e subito la luce si diffuse su tutta la superficie del tavolo. Sopra essa erano disegnati i contorni di due mani, destra e sinistra. Con un movimento repentino ma dolce, la scrivania si inclinò, formando un angolo di quarantacinque gradi. Trevize sedette davanti al tavolo. Non erano necessarie parole. Era chiaro che cosa si voleva da lui.
(…)
Così mentre Trevize faceva combaciare le proprie mani con quelle del computer, la mente umana e la mente elettronica si trovarono in contatto, e il fatto che lui tenesse o meno gli occhi aperti non ebbe più alcuna importanza.
(…)
Si rese conto di dove e come fossero i comandi senza bisogno di averli presenti nella mente in modo dettagliato. Capì semplicemente che se voleva far decollare l’astronave, o se voleva accelerare, virare, servirsi di uno qualsiasi dei suoi congegni operativi, doveva usare soltanto la sua volontà, come se avesse dovuto dare un ordine al proprio corpo.”
(L’orlo della Fondazione, Asimov, 1982)
La Far Star é il modello di astronave più avanzato che compare nei romanzi di fantascienza di Asimov. In questo esempio l’interazione fra uomo e sistema può essere per alcuni aspetti considerata interazione naturale.
Facendo qualche passo indietro, possiamo cercare di spiegare meglio questo termine.
Negli anni ‘80 Mark Weiser teorizzo l’evoluzione dei computer con i concetti di ubiquitous computing e di calm technology (tecnologia calma, tranquilla).
Quest’ultimo concetto viene spiegato portando l’esempio di un’installazione artistica (Jeremy Jenko, Dangling String) in cui un cavo discendente dal soffitto mostra muovendosi più o meno energicamente la quantità di traffico che passa al suo interno. L’installazione si integra perfettamente con il sistema di ricezione delle informazioni dell’uomo: non è necessario essere vicino o guardarlo per percepire ciò che trasmette. Non richiede un’attenzione specifica, ma trasmette un’informazione utile.
Potere gestire le cose con l’attenzione periferica consente di ricevere diverse informazioni senza essere sovraccaricati. Allo stesso tempo è possibile prendere il controllo nel momento in cui ce ne dovesse essere bisogno, dedicando al dispositivo l’attenzione centrale.
Evolvendo il concetto di calm technology A.Valli introduce il termine interazione naturale.
Le persone sono abituate a comunicare con gesti, espressioni, movimenti, a esplorare lo spazio guardandosi attorno e toccando le cose che le circondano. L’uomo è destinato a interagire con le tecnologie nello stesso modo con cui interagisce nel mondo reale nella vita di tutti i giorni. Questo approccio è basato su un’interazione spontanea e semplice, in modo da far scomparire lo schema dell’interazione dall’attenzione dell’utente, in modo che essa possa focalizzarsi sul contenuto.
Bonsiepe dichiara che le interfacce non hanno niente a che vedere con la comunicazione, sono qualcosa che ci serve ad agire. In certa misura più l’interfaccia scompare dalla scena dell’azione e più ci possiamo concentrare sul compito che dobbiamo eseguire. (G. Anceschi, Il progetto delle interfacce, 1992)
La prima direzione in cui si manifesta la semplificazione è la rimozione della mediazione tra la persona e la macchina per raggiungere la massima immediatezza: una tecnologia diventa invisibile quando da un punto di vista percettivo e cognitivo diventa del tutto naturale e spontanea riducendo il carico cognitivo.
La mediazione della metafora (Saffer 2005) diventa in questo caso superata da una forma di interazione ancora più diretta e priva di intermediari tra la mente che agisce e l’oggetto che viene manipolato. È quindi necessario utilizzare oggetti cognitivamente persistenti.
Per tornare fra gli oggetti di tutti i giorni l’interazione naturale, generalizzando, si trova dove l’uomo non deve sforzarsi di parlare la lingua della macchina, ma è in grado di essere informato e di agire spontaneamente.
Per chi possiede un cellulare a conchiglia ad esempio, ogni volta che riceve una chiamata l’azione più semplice e chiara per esprimere la volontà di iniziare la conversazione è quella di aprire. Viceversa per terminare la chiamata è sufficiente il gesto di richiudere nella posizione iniziale.
Queste sono delle azioni naturali, analogiche (analogia), che risultano più semplici di premere il pulsante verde o rosso che comunque richiede la decodifica del simbolo e del significato legato al colore e alla posizione. (Provate ad osservare un anziano con poca esperienza durante l’utilizzo di un telefonino).
Un altro esempio è il sistema di trascinamento inerziale dell’iPhone/iPod touch. Quando viene scorsa una lista o quando viene trascinato un oggetto, questo continua a muoversi anche dopo il distacco del dito in base alla velocità del gesto. Il movimento rispecchia le leggi fisiche che regolano il moto nel mondo reale.
Similmente, quando una pagina viene trascinata oltre lo spazio disponibile, questa non si blocca contro il limite, lo oltrepassa ma viene trattenuto da un ritorno elastico. In questo modo risulta chiaro dove termina lo spazio disponibile.
Il comportamento dell’interfaccia risulta naturale in questi piccoli dettagli, tanto che quasi non si notano. La familiarità nell’utilizzo è immediata in quando tutte le persone hanno esperienza delle leggi fisiche che regolano il mondo e trovano gli oggetti dell’interazione più tangibili (nonostante siano immagini digitali) e consistenti.
Un ultimo esempio è il concept “Future of Internet Search“. Un’applicazione di realtà aumentata in cui con una tavoletta-schermo è possibile avere delle informazioni sovrapposte e contestuali all’immagine del mondo reale.
Questo oggetto, e in genere molti progetti basati sull’augmented reality consentono un’interazione molto naturale grazie al fatto che il livello delle informazioni è integrato quasi senza discontinuità con il contesto di riferimento. L’utente può quindi focalizzarsi sui contenuti e badare meno all’utilizzo del mezzo di comunicazione.
Per chiudere il cerchio, l’astronave ai confini della galassia, fra migliaia di anni nel futuro ipotizzato da Asimov, forse non è così distante, almeno per quanto riguarda alcuni concetti di interazione uomo-macchina.
La riduzione della mediazione degli strumenti nella manipolazione delle informazioni in questo caso è estrema, ma rispecchia una caratteristica dell’interazione naturale che già oggi consente di migliorare il rapporto tra due mondi intrinsecamente diversi: l’uomo analogico e la macchina digitale.
Tags: interaction, natural interaction

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