Appunti e spunti sull’esperienza d’uso

Mobile e interazioni precarie a cura di Pietro Desiato

station

Una delle più grandi sfide che si prospetta per gli UX designer  è la progettazione di prodotti, applicazioni e servizi per il mobile capaci di rispondere a esigenze e priorità nuove, che ben si differenziano da quelle derivanti dai contesti “statici”.
In questo breve intervento, vorrei evidenziare come un approccio esperienziale al mobile design è una delle strade più interessanti per la progettazione di prodotti e servizi che non siano la semplice versione mobile d’interfacce già esistenti.

Questo percorso inizia dalla comprensione del ruolo del contesto.
Il contesto è una rete di circostanze, regole, convenzioni e, perché no, di storie. Esso è un po’ la cornice del quadro in cui ognuno di noi dipinge le proprie attività con stili più o meno diversi.

E, così come le cornici, anche i contesti possono essere molto differenti fra di loro: pensiamo a quelli rigidi del controllo di sicurezza all’aeroporto oppure a quelli più elastici di un party studentesco.
Un contesto, però, è anche uno spazio in cui si svolge un’interazione e sottintende perciò una dimensione esperienziale. A tal proposito, è interessante presentare il lavoro di Yi-Fu Tuan ,  un approccio esperienziale al concetto di spazio.
Yi-Fu Tuan è un geografo un po’ particolare che ha creato un vero e proprio framework per lo studio dello spazio. I suoi studi partono dall’assunzione che ogni luogo è un insieme di esperienze e che sono queste a crearne e differenziarne le identità.  
Egli individua dei layer (come in una pila ISO-OSI) che a suo parere costituiscono l’esperienza di un luogo (place). In altre parole, ogni luogo sarebbe la risultante di quattro dimensioni in continua interazione l’una con l’altra. Nello specifico, la dimensione fisica (che comprende gli elementi fisico-geometrici del luogo, la sua pura fisicità); personale (e cioè l’insieme di elementi legati al ricordo e alle emozioni); sociale (le pratiche e le norme condivise da uno o più gruppi sociali); culturale (le tradizioni, abitudini e modi di fare propri di una cultura o subcultura).
Con l’avvento del mobile, è necessario introdurre un’ulteriore dimensione che tiene conto dell’elevata mutabilità di questo tipo di contesto che trasforma la dinamicità in un suo tratto essenziale e caratteristico. Un contesto mobile è tale proprio perché precario e poco prevedibile, una categoria di contesto “scomoda”.
Being mobile significa anche che non abbiamo lo spazio per portarci tutto dietro: il bagaglio di un utente mobile è leggero ma deve comunque contenere tutto ciò che gli serve.
Lo scorso mese sono stato a New York e sono rimasto colpito da un supermercato che aveva un intero reparto dedicato ai prodotti per viaggiatori (trial products) (immagine): una perfetta miniaturizzazione di prodotti per l’igiene personale e non solo. Viene da chiedersi se per vivere e sopravvivere mobile sia sufficiente prendere ciò che abbiamo a casa e comprimerlo all’interno di una ventiquattrore.
In un interessante paper di Nadav Salvio e Jared Braiterman viene sottolineato come “[…] to design for successful mobile interactions, we must understand the overlapping spere of context in which they take place […]”.
mobile interaction
La progettazione delle interazioni orientata al contesto mobile è ancora molto giovane e il mobile annulla alcune certezze sulle quali il design poteva fare affidamento (dopo anni di studio di static context come l’ufficio o la casa). Tuttavia, molte interfacce sono progettate come se fossero una fotocopia rimpicciolita della loro versione desktop.
Il punto è che non si tratta di comprimere o replicare: è necessario ricominciare daccapo perché contesti ed utenti sono completamente differenti.

I designer devono studiare processi ed interazioni più leggeri ed adattabili alla mutabilità del contesto mobile ma ciò non può prescindere da una nuova analisi degli utenti, che nella mobilità hanno richieste ed avvertono bisogni spesso completamente nuovi. Basti pensare a quanto diverso può essere il design di un’applicazione per la ricerca di un hotel o un ristorante. Mentre in un contesto statico, l’utente ha a disposizione dispostivi potenti e in grado di visualizzare una grande quantità di informazioni, in uno scenario mobile sarà necessario attuare strategie di visualizzazione diverse e orientate a mostrare solo ciò che realmente può servire in quel momento, magari sfruttando la possibilità di location-awareness, ovvero di conoscere la posizione del dispositivo e di poter comunicare esattamente quali sono gli hotel o i ristoranti nei dintorni (due applicazioni per iPhone di grande successo sono ‘Urban Spoon’ e ‘Around me’, disponibili su Apple Store).
Jonas Lowgren, nel suo studio sulle qualità d’uso, individua nella fluency un importante elemento delle interazioni mobile. La fluency è la qualità d’uso di un sistema digitale interattivo che sottintende elasticità, fluidità e malleabilità. Un prodotto fluent non è un divoratore di attenzione ma sa stare al suo posto e si fa trovare pronto solo quando serve.

Essa è una qualità centrale se si pensa a un contesto mobile in cui le persone hanno poco tempo o ne hanno ad intervalli irregolari e non prevedibili. Un prodotto dotato di fluency può sfruttare tutto ciò a suo favore ed essere sempre pronto a riprendere l’interazione lì dove la si era lasciata, senza invadere altre attività.
Alla luce di queste e altre considerazioni, il mobile si propone non solo come l’avanguardia dei contesti di interazione ma anche come il più personale degli scenari: sarà compito dei designer, perciò, progettare esperienze che sappiano bussare alla porta dell’utente ma senza arrecare troppo disturbo.

Tags: , , , , ,

14 Responses to “Mobile e interazioni precarie”

  1. [...] Mobile e interazioni precarie di Pietro Desiato [...]

  2. sosergio says:

    Sono d’accordo sul ruolo fondamentale del contesto nella progettazione della mobile UX, e visto che il ruolo di noi designer è anche quello di rendere più semplici le cose complesse, condivido un modo di guardare al contesto.
    Il contesto in cui si trova l’utente può, a volte, funzionare semplicemente come indicatore delle intenzioni dell’utente.
    Se infatti sappiamo dove una persona si trova, forse possiamo capire un po’ meglio di cosa ha bisogno, cosa sta cercando. Il contesto ci suggerisce allora come decifrare la complessità per capire meglio le intenzioni dell’utente.
    Nasce così l’esigenza di interfacce che si adattano e quindi provano ad intuire le intenzioni dell’utente, magari imparando come potrebbe fare una rete neurale artificiale (!!).

  3. pizzulata says:

    Ciao Pietro, sono completamente d’accordo con tutto quello che hai scritto e quoto in pieno il tuo post.
    Ti vorrei fare un paio di domande:
    ’secondo te quale futuro avrà il mobile, in termini di sviluppo applicazioni orientato al web e, la crescita di dispositivi mobile in grado di usufruire di queste applicazioni sostituirà, anche solo in parte, l’uso del computer?
    Le aziende italiane sono pronte per investire in questa direzione?’

    Dal mio punto vista penso che parte del futuro sarà costellato da applicazioni per il mobile e in questo senso vorrei sapere anche la tua opinione.

    Grazie mille
    pizzulata

  4. Pietro says:

    L’idea di anticipare i bisogni attraverso reti neurali mi fa un po’ paura soprattutto perché l’uomo, in quanto tale, è fatto di imperfezioni che non posso essere previste in modo logico. Io credo di più negli approcci etnografici basati sull’osservazione e lo studio delle persone nei diversi contesti e situazioni.

    X pizzulata: attenzione, il presente è già costellato di applicazioni :-) Il punto è quando ci daranno tariffe in grado di sfruttare la mobilità.

  5. Davide says:

    Ciao,
    sono rimasto impressionato dalla prima parte del tuo articolo e quindi di ciò che parla Yi-Fu Tan. Ti dico questo perchè in Aprile ho discusso una tesi proprio su questo tema: il luogo come somma di diverse esperienze. E sulla base di questo concetto ho sviluppato un interfaccia grafica per iPhone.
    Complimenti per il blog.Molto interessante.

    Ciao!
    Davide

  6. Bongfactory says:

    Il riferimento ad Yi Fu Tuan è quantomai azzeccato: lo sviluppo di applicazioni context-aware si sta limitando alla location-awareness, ignorando completamente gli altri “layer”, non ultimo quello sociale.
    Secondo me è parzialmente imputabile al meccanismo dei “walled-store” e dei dispositivi “bloccati” che si sta imponendo, che vizia, in qualche modo, lo sviluppo di applicazioni nuove - limitando le possibilità concreta di sperimentazione al di fuori degli SDK in dotazione e dei sistemi di pubblicazione “autorizzati”. Si privilegiano, così, applicazioni commerciali ed immediatamente commerciabili - come la segnalazione di esercizi commerciali in zona - e quelle folkloristiche - iBeer su tutte - a discapito di progetti interessanti unicamente sotto il profilo dello sviluppo di nuovi concetti di interfaccia.
    Non dimentichiamo che sono almeno tre-quattro anni che si discute di dispositivi mobili, ben prima dell’atterraggio sui mercati di massa, e che tante delle ottime idee sviluppate in ambito Experience & Interaction Design non sono mai arrivate a concretizzarsi, forse anche per lo scarso appeal di una piattaforma molto usata dagli sviluppatori indipendenti come J2ME.
    Per quanto mi riguarda guardo con fiducia all’apertura del codice di Symbian, ed al port efficace di Debian su piattaforme ARM e mobili in generale. Ulteriori progetti come Moblin, OpenMoko, Ubuntu Mobile, aprono il mondo dei dispositivi mobili (oggi arricchito da netbook e MID/tablet) ad uno sviluppo forse non lineare, ma sicuramente con possibilità (a livello di fecondità teorica, non di successo commerciale) maggiori rispetto all’ecosistema Apple.
    Excelsior!

  7. ciao Davide,

    mi piacerebbe leggere il tuo lavoro, perché non lo condividi (hai un link?)
    ti consiglio, se non lo hai già fatto, di dare un’occhiata al lavoro di Luigina Ciolfi (spero funzionino i link html). Inoltre, se proprio vuoi farti del male, puoi dare un’occhiata alla mio lavoro sul concetto di campo museale

    ciao Bongfactory e grazie dell’intervento. E’ importante riconoscere quanto le community open-source, o comunque non direttamente collegate a contesti commerciali, contribuiscano allo sviluppo tecnologico e a spostare sempre più in là i confini dell’interazione :D Tuttavia, devo anche riconoscere che spesso avere una sorta di “guida” non fa male e aiuta coloro che sono alle prime armi ad inserirsi più facilmente. Io, onestamente, spesso mi sono perso nelle community open-source di questa o quell’altra applicazione, mentre trovo abbastanza puntuale la documentazione Apple. Probabilmente, questo succede perché c’è tanto da dire e da raccontare… ma sono anche certo che esistono esempi che contraddicono la mia esperienza ma che, ahimé, non conosco :D

  8. [...] those of you that speak Italian, check http://www.uxmagazine.it out. I wrote an interesting entry about how mobile becomes part of our context as a new layer of [...]

  9. Ciao,
    sono pienamente d’accordo con quanto scrivi! complimenti per l’articolo!
    Il riferimento all’ambiente e alle sue contingenze è più che centrale per contestualizzare l’uso.
    Ho dato uno sguardo al tuo lavoro per il master e lo trovo molto interessante. Tra l’altro avevo già avuto modo di conoscere alcuni dei materiali in bibliografia.
    Trovo che le applicazioni mobili e flessibili all’uso siano un buon accessorio alla nostra vita quotidiana purchè non diventino invasivi come, purtroppo, troppo spesso avviene. Ma questo, la maggior parte delle volte, è dato dal particolar modo d’uso di ciascun utente…
    ciao
    (ps. ho trovato questo articolo partendo dal tuo profilo di IxDA!)

  10. grazie del commento, Antonella. Sono felice che il tema coinvolga e interessi tante persone :) se ti va di approfondire il discorso sulle use qualities e sulla non invasività di prodotti e interfacce, ti consiglio di dare un’occhiata al lavoro di Jonas Löwgren.

    ciao

  11. [...] Per tornare alla progettazione per mobile, argomento già trattato qualche tempo fa suggerisco un articolo interessante di un nuovo magazine da poco on line che aggiunge un nuovo elemento alla discussione: [...]

  12. [...] in several articles (TagMyLagoon, Progettare Apps per Iphone, Mobile e Interazione Precarie) you spoke about mobile design an the application tht could come in this field. Do you consider [...]

  13. [...] hanno già lasciato una traccia. Come ci insegnano i Situazionisti e Yi-Fu Tuan (già citato nell’articolo di Pietro) il luogo diventa multi-identitario, un oggetto rivestito di più percezioni, una miscela di [...]

  14. [...] couple of months ago, I wrote an article about mobile context and its role in designing for mobile. In a few words, I say that the mobile context has its own [...]

Leave a Reply

Progettare e vivere l'esperienza d'uso

Hea fake louis vuitton lth Maintenance Organizations (HMOs) With these plans you must use doctors and hospitals within

fake oakley Would never fly Qantas nowActually I have seen way more filthy places in the rent contro

Altri in Progettare e vivere l'esperienza d'uso

Architettura dell'informazione

L’esperienza come bussola per la città

Come organizzare tutte le informazioni (tante ed eterogenee) sulla città? e che strumenti di ricerc

Altri in Architettura dell'informazione

Design delle interfacce e dell'interazione

Supportare il Project Work: caso di studio

L’utilizzo del web 2.0 nella didattica può servire per aggiornare ed arricchire le materie tratta

Altri in Design delle interfacce e dell'interazione

Design visuale e della comunicazione

UXmagazine chiude

Cari lettori, care lettrici, da oggi UXMagazine chiude e smetterà di pubblicare artcoli sulla user

Altri in Design visuale e della comunicazione

Idee, strategie e innovazione

UXmagazine chiude

Cari lettori, care lettrici, da oggi UXMagazine chiude e smetterà di pubblicare artcoli sulla user

Altri in Idee, strategie e innovazione