Appunti e spunti sull’esperienza d’uso

TagMyLagoon: guidare, informare e indirizzare i visitatori in città attraverso device mobili a cura di Nicola Palmarini

TagMyLagoon

E’ possibile immaginare di gestire i flussi turistici in una città come Venezia utilizzando la tecnologia in possesso degli utenti? E’ possibile guidare e fisicamente “spostare” verso le zone meno conosciute o battute della città un flusso di persone che nel 2008 ha registrato la cifra record di 20 milioni di presenze? Ma anche: qual è l’esperienza di interazione tra i visitatori, il loro device mobile, una rete wifi e un sistema di sensori passivi presenti in città? E ancora: è possibile “sensorizzare” una città con le caratteristiche di Venezia dove ogni campo, ogni ramo, ogni salizada, ogni rio, ma anche ogni singola pietra rappresentano un pezzo di storia in un contesto ambientale unico?

Lo scenario

Con l’avvento della rete wifi (lanciata nel cosiddetto Wifiday il 3 luglio in una giornata memorabile dal Vicesindaco Michele Vianello, www.cittadinanzadigitale.it) di fatto Venezia è diventata un parco di opportunità ben più vasto del suo arcinosciuto vissuto di città museo. Ma i problemi che la città deve affrontare ogni giorno restano davanti agli occhi di tutti. L’”invasione” di turisti che una città così fragile, esposta, scoperta deve subire ogni giorno è inarrestabile. Molto Venezia sta facendo: si pensi solo ad esempio al portale www.veniceconnected.it che ha come obiettivo quello di pacchettizzare la visita e quindi permettere all’Amministrazione un monitoraggio del flusso di accesso e quindi conseguenti possibili politiche di gestione.

Ma una volta che i turisti hanno raggiunto la città? Come provare a indirizzarli verso un percorso anziché un altro, come supportare e guidare la loro visita, come spingerli a conoscere quello che non è segnalato su nessuna guida (ma che potrebbe essere vitale per il mantenimento economico di una parte della città) come avere feedback da loro e come fare tutto questo con il cellulare in loro possesso?
E’ su queste basi, da un lato la rete wifi, dall’altro una necessità di creare delle practice di sostenibilità, gestione e guida/indirizzo del flusso turistico che è nato il progetto TagMyLagoon.

TagMyLagoon

E’un progetto pilota, con il patrocinio del Comune di Venezia e con il contributo dell’Ufficio Marketing Progetto Turismo Sostenibile, attivo fino al 3 di ottobre 2009, che ha l’obiettivo di raccogliere i feedback da una serie di esperienze sul campo, per tracciare la fattibilità, la replicabilità e il successo (o meno) di iniziative in cui un mix di tecnologia mobile e statica, supporti una politica di gestione e indirizzo degli utenti.
Il progetto si configura secondo una logica portata avanti da tempo dal Comune di Venezia che prevede ruoli ben distinti: da un lato l’Amministrazione con il compito di abilitare lo scenario infastrutturale, dall’altra player che intendono offrire servizi attraverso quello scenario.
In questo modo TagMyLagoon, sfruttando la rete in essere, si propone di mettere in comunicazione luoghi fisici della città, contenuti e persone attraverso gli strumenti già in loro possesso.

Cosa intende misurare TagMyLagoon?

L’esperienza dei visitatori: è una valutazione sia sugli aspetti di pura usabilità, sia di vera e propria interazione tra gli utenti e i sensori.
L’applicazione dei sensori in città: data la configurazione architettonica delle città d’arte italiane è possibile, e se sì come, introdurre tecnologie nel contesto dell’arredo urbano della città?
La politica dei contenuti: in piena logica 2.0 è possibile comunque fornire contenuti “di qualità certificata” ed è possibile coinvolgere le realtà locali per contribuire a questa politica? Inoltre, è possibile far incontrare contenuti “istituzionali” e UGC?

Le componenti

TagMyLagoon è composto da tre anime: un’applicazione da scaricare sul proprio device (symbian, i-phone/via itunes, android), una serie di tag bidimensionali (o qr code) collocati in città che hanno la funzione di localizzare il visitatore e permettere di scaricare via wifi contenuti contestuali residenti su server remoti.
I tag sono collocati lungo un percorso circolare che da Piazzale Roma porta verso San Rocco, Frari, San Tomà suggerendo una alternativa al flusso minstream che oggi, dopo l’inaugurazione del cosiddetto ponte di Calatrava – una attrazione in sè -, vede la massa seguire questa nuova direttiva, una volta inesistente, con pesanti ricadute economiche sulle zone della città oggi bypassate.

User scenario

All’arrivo in città i visitatori possono scaricare gratuitamente l’applicazione sul proprio device (disponibile su I-tunes a partire da metà luglio). Lanciata l’applicazione il visitatore prende conoscenza del percorso, in questa fase unidirezionale, in formato mappa (Piazzale Roma>Giardini Papadopoli>Campo San Rocco Campo dei Frari >Campo San Tomà >Campo San Polo>Campo San Giacomo dell’Orio>Campo Nazario Sauro>Fondamenta San Simeon Piccolo>Piazzale Roma) di dove si trovano i punti di interesse associati ai tag. Fotografando i tag, questi vengono decodificati dall’applicazione fornendo contenuti relativi all’area in cui si trova il visitatore.
L’obiettivo è quello di permettere ai visitatori sia di seguire step-by-step un itinerario, sia di poter ottenere informazioni su quella specifica area se e quando ne sentissero l’esigenza senza nessun obbligo procedurale. Una sorta di suggerimento libero più che di guida imposta.

Device e wifi

Se il trend sembra indicarci che il mondo sarà prima o poi “i-phonizzato” (sarà davvero così?) c’è una domanda da porsi: e chi non dovesse essere possedere un i-phone? E se fosse Android il futuro? O se fosse Symbian a mantenere il grande vantaggio e a vincere questa sfida? E se nessuno di questi device fosse dotato di GPS? Di fatto il tema della compatibilità e dell’universalità dei device è decisamente attuale ed è una componente chiave del risultato di progetti come TagMyLagoon. L’obiettivo è quello di fornire contenuti e servizi alla più vasta gamma di device possibile in modo che questi servizi siano, raggiunto il livello di maturazione, device indipendent. Non si tratta però solo di sbrogliare il tema del sistema operativo in sè, ma anche e soprattutto dell’utilizzo dei cellulari: non è detto infatti, che chi possieda un device smart, lo utilizzi poi in modo smart. Un punto però è certo: è più facile usare qualche cosa che possiedo, mi appartiene e conosco che qualche cosa che mi venga dato ad hoc, senza contare quanto questa scelta abbia un peso dal punto di vista della gestione economica da parte di una amministrazione che volesse offrire servizi in mobilità ai propri visitatori attaverso stumenti proprietari: una opzione ormai insostenibile anche per i musei. La scelta di non includere RIM e Windows Mobile è fatta solo ad uso e consumo di questa fase del progetto: si è preferito, infatti, esplorare i trend (i-phone e Android) e il consolidato di massa (Symbian) per avere una fotografia piuttosto esaustiva di prospettiva e di mass-market allo stesso tempo. Infine il wifi: è un prerequisito del progetto per permettere di capire le potenzialità di questo tipo di connessione (e la propensione all’uso da parte degli utenti) come paradigmatica del trend urbano che vede il wifi come una sorta di commodity (free o a pagamento) che tutte le città del mondo stanno implementando o hanno in programma di mettere a disposizione dei cittadini e dei visitatori.

Il tema dei contenuti

I contenuti sono forniti dalle guide di Venezia Arte e sono, ad oggi, di tipo artistico/culturale. In questo modo, l’Amministrazione può erogare contenuti secondo un proprio processo di controllo della qualità, processo che in futuro potrebbe permettere di segnalare operatori commerciali aderenti a determinate politiche di qualità del servizio. Inoltre viene segnalato il percorso per raggiungere il punto di interesse successivo e viene permesso agli utenti di lasciare un feedback sia sui punti di interesse, sia sul progetto. La logica è quindi diversa da un generico “around me”: l’utente sa che TagMyLagoon fornisce informazioni ufficiali, raccomandate dall’Amministrazione della città.
L’evoluzione del progetto, terminata questa fase pilota e raccolti i feedback da parte degli utenti, potrebbe prevedere due scenari.
Il primo è quello di coinvolgere le realtà sul territorio dando in “affido” l’aggiornamento e l’estensione dei contenuti a chi, identificato secondo parametri ancora da stabilire, vivendo in quella parte della città decidesse di prendersi cura di segnalare, alimentare, proporre eventi, iniziative, angoli nascosti da scoprire e così via. Una sorta di collettore di informazioni della comunità locale.
Il secondo, logica conseguenza, è quello di permettere agli utenti stessi, specificando però in questo caso chiaramente la sorgente UGC, di alimentare il contenuto dei tag.
In entrambi i casi il processo avviene via web: i tag, infatti, hanno solo la funzione di localizzare gli utenti, mentre tutto il corpo dei contenuti risiede lato server.

Collocare tag bidimesionali a Venezia

E’ possibile sensorizzare Venezia utlizzando una tecnologia passiva, economica, interpretabile dalla stragrande maggioranza di device mobile oggi in commercio, sufficientemente robusta per resistere al clima e a un medio-vandalismo quotidiano, capace di integrarsi con il contesto urbano della città?
I tag bidimensionali sono stati scelti (rispetto a chip rfid o beacon bluetooth o trasmettitori NFC) perché rispondono sicuramente ad alcune di queste esigenze, ma per quanto riguarda la robustezza e l’installazione si è dovuto inventare un processo particolare. Anzitutto i tag sono stati marchiati con il logo dell’iniziativa per permetterne una più facile identificazione, quindi sono stati “annegati” all’interno di piastrelle bianche 15×15 attraverso un particolare procedimento di cottura in forno che ne ha reso la superficie inscalfibile e lavabile. A questo punto le piastrelle sono state accoppiate a un supporto di polietilene di 1 centimetro di spessore sia per permetterne l’irrigidimento, sia per avere una superficie sufficientemente morbida e flessibile per permettere l’aggancio delle piastrelle all’arredo urbano gestito dal Comune stesso (lampioni, insegne, pali, cestini).
E’ una soluzione efficace? I test effettuati dimostrano, ad esempio, che la leggibilità e fruibilità dei tag può avvenire anche di notte e in parte dipende dalla qualità del device. Ma non è solo questione di tecnologia. La sperimentazione, infatti, verte anche sugli aspetti di comportamento dei visitatori che devono fare i conti con il flusso che abbiamo citato prima: nel maggiorparte dei casi educato e rispettoso del fantastico luogo che sta visitando, ma anche propenso, a volte, a comportamenti ingestibili, uno su tutti, il famigerato tema delle chewing gum che si trovano appiccicate un po’ ovunque nella città.

Metriche di valutazione

Il progetto verrà misurato sul numero di utenti, sui feedback ottenuti sia attraverso l’applicazione, sia dai canali digitali in genere, dalle performance dell’applicazione così come da quelle dei tag posti in città.
In conclusione: il progetto è partito e con esso la discussione.

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7 Responses to “TagMyLagoon: guidare, informare e indirizzare i visitatori in città attraverso device mobili”

  1. vero says:

    Interesting ! is there a french / english version of this article ?
    Merci

  2. Umberto F. Bertone says:

    Bello. Interessante. Apre scenari non da poco. Perché non ne fate tema di un meet up? Qualche idea su come sostituire eventualmente in futuro i tag che mi sembrano uno dei punti deboli della catena?

  3. Luca Mascaro says:

    L’avevamo trattato marginalmente due meetup fa ma si può sicuramente riprendere come tema.

  4. [...] Per approfondire consiglio di leggere l’articolo su UX Magazine. [...]

  5. [...] In più d’un articolo (TagMyLagoon, Progettare Apps per Iphone, Mobile e Interazione Precarie) avete trattato di mobile design e delle [...]

  6. [...] in several articles (TagMyLagoon, Progettare Apps per Iphone, Mobile e Interazione Precarie) you spoke about mobile design an the [...]

  7. [...] In più d’un articolo (TagMyLagoon, Progettare Apps per Iphone, Mobile e Interazione Precarie) avete trattato di mobile design e delle [...]

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