UXmagazine chiude

Cari lettori, care lettrici,
da oggi UXMagazine chiude e smetterà di pubblicare artcoli sulla user experience.
Finisce così un’esperienza editoriale che per noi è stata stimolante e proficua, ma che al momento non riteniamo utile proseguire.
Continueremo a tenervi informati sulle tematiche della user experience sul blog di Sketchin.
Grazie di averci seguito fino a qui
La prima edizione del Design Jam italiano in arrivo domani a Milano
Arriva finalmente domani anche in italia la prima edizione del Design Jam, ospitato da LBI, agenzia internazionale leader in marketing e tecnologia con sede a Milano.
Giunto alla seconda edizione nel Regno Unito, il Design Jam arriva in Italia con un nuovo format di approfondimento sulla fase di progettazione dell’esperienza d’uso.
Al di là dei classici eventi a tema con presentazioni e riflessioni sui temi inerenti la UX, questa volta ci sarà meno da parlare e molto da fare. I partecipanti, provenienti da diverse discipline attinenti, verranno suddivisi in team eterogenei e dovranno sfidarsi su una problematica di progettazione (attualmente segreta) da risolvere entro sera.
A guidarli, consigliarli e suggerirgli nuovi punti di vista, ci saranno 4 mentori, che rimarranno sempre pronti a rispondere alle loro domande.
La sfida, che vedrà domani confrontarsi studenti e professionisti di UX design, sarà una sessione di progettazione lunga un giorno, per arrivare a sera con un progetto compiuto.
L’obiettivo della giornata è innanzitutto lo scambio e il confronto, soprattutto in un ambito in cui una contaminazione di discpline e filosofie non può che portare a qualcosa di proficuo, e a quello che ci aspettiamo, una buona soluzione di design e, soprattutto per gli studenti, l’occasione di confrontarsi con un progetto reale e tempistiche ridotte, che li portino a trovare il miglior compromesso tra obiettivi di business, esigenze utente e funzionalità.
A supportare questo evento ci saremo noi, con UXmagazine, insieme a LBi, ospite e organizzatrice dell’evento, Mozilla Labs e Vodafone Italia.
Per tutto il resto eccovi il wiki!
“La città del futuro vuole aspettare” - parla Agnese
Come vi avevamo anticipato vi presentiamo finalmente su UXmagazine il progetto vincitore del concorso “Il digitale e la città”, che ha messo in palio due posizioni di praticantato come User Experience Designer Junior in Sketchin. Il concorso chiedeva ai giovani aspiranti designer di presentarci la propria interpretazione degli scenari digitali che vedranno come protagonisti gli ambienti delle città nel prossimo futuro.
Il progetto di Agnese Selva, giovane art director laureata alla Naba di Milano, ha l’obiettivo di connettere i luoghi d’attesa della città, che si potrebbero trasformare così da nonluoghi a spazi di relazione e di valorizzazione, anche di alcune esperienze artistiche. I luoghi della città diventano così soggetti di una rete digitale.
La città del futuro vuole aspettare
Il mio concetto di rivalutazione dello spazio d’attesa e è fatto di azioni, produzioni e interventi che mirano a rivalutare gli spazi e i tempi d’attesa presenti in quasi tutti i servizi pubblici o privati di una città.
Below-the-below: piccolo viaggio nella comunicazione degli spazi pubblici
Uno degli aspetti legati all’usabilità e alla user experience meno approfonditi è sicuramente quello della comunicazione tecnica verso l’utente finale.
Se da un lato esiste una letteratura piuttosto ampia e – si suppone – edita da esperti in materia (copywriter e redattori) che si occupano di redigere manuli d’uso e manutenzione, messaggi di errore, di corretto comportamento eccetera, dall’altro questa viene inspiegabilmente lasciata al caso. E ancora più incredibile è il fatto di come questo accada in maniera sempre più frequente nei luoghi pubblici.
La creatività (in rete) ci salverà
Qualche anno fa Sir Ken Robinson fece un intervento al TED dal titolo “Do schools kill creativity?”: secondo la sua teoria, la creatività, al contrario del pensiero razionale, e la sua diffusione, diventerebbero sempre più strategiche e sostanziali in un mondo futuribile connesso, globale, duttile, decostruito, non incasellabile in discipline e in conoscenza governabile.
Allora, le parole di Sir Robinson mi sembrarono particolarmente visionarie e anticipatorie di ciò che sarebbe accaduto di lì a poco in rete.
Sir Robinson, esperto di creatività e innovazione nell’educazione scolastica, parlava di come la creatività possa dare a tutti strumenti più efficaci per affrontare una realtà sempre più imprevista, sempre meno pianificabile e sempre più incline al mutamento e alla discontinuità.
L’elemento con il quale mi sento più affine a Robinson è per me un dato incontrovertibile: sempre più spesso il nostro nobile passato, trito e ritrito di leggi cartesiane e paradigmi ottocenteschi, ci ha impedito di guardare oltre e, soprattutto, di andare oltre.
Quello che invece sta accadendo (e la rete ne è diretta causa e conseguenza) è che sempre più spesso scienze e discipline, per potere affrontare e trovare soluzioni efficaci, si fondono, dotandosi di un pensiero nuovo, capace di sciogliere i confini, proponendo un concetto di intelligenza diversa ,variegata, transdisciplinare. La creatività è la chiave di accesso, ciò che ci permette e ci permetterà di gettare via le vecchie mappe. Ci aiuta a non avere paura di sbagliare, ad innovare pensando lateralmente e valorizzando la capacità di scavalcare le barriere deontologiche, cercando alternative inedite. Questo vale per tutto, ricerca scientifica inclusa (a questo proposito, consiglio la lettura del bell’articolo di Franco Bolelli sull’evoluzione del pensiero scientifico e il surf).
La Edge foundation, un think tank online fondato a New York, ha lanciato un dibattito, ponendo ad artisti, scienziati, scrittori, giornalisti un’unica domanda: “How is the internet changing the way you think?”. Ora io non sono stata interpellata, ma avrei sicuramente risposto che, attraverso la rete, la creatività sta diventando non solo elemento destinato a tutti e creato da tutti, ma un vero e proprio linguaggio semantico, e sta accelerando, a mio parere in maniera esponenziale, i processi di innovazione, nati dalla sempre maggiore capacità delle persone di espandere, valorizzare, mettere in mostra la loro creatività, la loro capacità di spiccare il volo.
La rete diventa ogni giorno di più fucina di talenti inaspettati: la casalinga che crea video ricette alla Tarantino, lo studente di fisica che trasmette un viral visto da milioni di utenti, smanettoni che si inventano iniziative di comunicazione a basso costo che hanno più impatto di una campagna costata milioni. E ancora, l’elemento visuale diviene per tutti, globalmente, linguaggio articolato (pensiamo solo alla modalità con cui le persone su YouTube rispondono a dei video con altri video, senza inserir commenti scritti).
Certo, l’estetica è diversa, cambiata: dimentichiamoci la comunicazione patinata o la correttezza grammaticale. In rete milioni di persone comunicano, scrivono, pubblicano, ma le regole e la qualità con le quali eravamo abituati a confrontarci sono diverse.
La potenza e la forza della rete permettono alla creatività di diffondersi e divenire elemento con cui le persone si esprimono e parlano, a volte sottovoce, a volte urlando. Strumenti di grafica, video editing, fotografia sono oramai accessibili a tutti.
La creatività diventa pop e lascia definitivamente le vecchie logiche di copywriting, diritti d’autore, egocentrismo pubblicitario, permettendoci di assistere alla creazione di un ambiente, quello della rete, che sta dotando e consentendo a tutti di espandere le proprie capacità - energetiche, neuronali, creative.
La rete genera e contribuisce a creare ricchezza, nuova intelligenza e inedite forme di comunicazione, spesso non controllabili, spesso alternative e sempre in evoluzione.
Sempre verso l’alto.
Una nuova ecologia delle capacità umane.
UXconference: interaction design e comunicazione di dati ambientali

D: Ciao Serena, ciao Massimo, raccontateci brevemente di voi.
M: Mi occupo di interaction design dal 1992, anche se a quei tempi si chiamava, più semplicemente, design delle interfacce. Dal 1993 al 1998, presso il Centro Ricerche di Domus Academy, ho realizzato progetti e ricerche che spaziavano dalla comunicazione all’industrial design, con una particolare attenzione all’interaction design. Ciò mi ha permesso di avere una visione ampia riguardo alle connessioni fra i diversi ambiti della progettazione e l’evoluzione tecnologica, portandomi ad avere una particolare attenzione su come le tecnologie possano essere utilizzate e, soprattutto, come i progetti che realizziamo siano in grado di modificare il nostro comportamento.
Nella successiva esperienza in Philips Design ho realizzato progetti di ricerca che delineavano un possibile prossimo futuro, dove nuovi oggetti e soluzioni popolavano le nostre abitazioni, entrando nella nostra vita e integrandosi alle nostre abitudini.
Ora, sto cercando di far confluire le esperienze maturate in passato nello sviluppo dell’Interaction Design Lab presso la SUPSI, un laboratorio interdipartimentale che unisce le competenze di due laboratori già esistenti (il Laboratorio Cultura Visiva e il Laboratorio Sistemi Multimediali e Semantici) e che opera nell’ambito dell’ambient intelligence e che spero, in breve tempo, possa essere una realtà consolidata e riconosciuta.
S: Lavoro con Massimo Botta allo sviluppo della ricerca nell’ambito dell’interaction design presso la SUPSI, l’Università professionale della Svizzera italiana. Ho iniziato ad occuparmi d’interazione passando da studi sul montaggio cinematografico non lineare alle installazioni interattive per comunicare il patrimonio culturale e l’arte.
Mi interessa principalmente la contaminazione tra design, tecnologia, arte e comunicazione poiché ritengo sia obsoleto oggi parlare di separazione tra i saperi e le discipline. Professionalmente posso considerarmi un ibrido: affronto la risoluzione di un problema progettuale o di ricerca attraverso uno sguardo transdisciplinare. Innovare è per me un fattore importante poiché ritengo sia l’unica strada percorribile per “correggere” il futuro. Ovviamente l’innovazione per me non passa solo dalla tecnologia, ma dalla progettazione strategica di soluzioni tecno-culturali efficaci e a lungo termine.
D: Cos’è UXconference secondo voi?
M: Uno spazio per il trasferimento di conoscenza su temi importanti per l’ambito della progettazione, ma soprattutto rilevanti per il mercato. Far comprendere il valore aggiunto della ricerca e della progettazione incentrata sugli utenti rappresenta un’opportunità fondamentale per qualsiasi settore del mercato, dai servizi all’industria.
D: Cosa dovremmo attenderci dalla conferenza?
S: Mi aspetterei uno scambio di informazioni tra persone che “fanno” e un luogo in cui é possibile accedere alle conoscenze ed alle esperienze di professionisti e di ricercatori che operano nel settore dell’innovazione.
D: Di cosa ci parlerete a UXconference?
M: Parleremo di come utilizzare le tecnologie dell’informazione e della comunicazione per trasformare in informazioni rilevanti per la vita di tutti i giorni i dati ambientali rilevati dall’Osservatorio Ambientale della Svizzera Italiana. Questi dati fino ad oggi sono stati generati e disseminati solo per un pubblico specialistico secondo modalità non accessibili per il grande pubblico. Abbiamo perciò realizzato una ricerca attraverso la quale vengono definiti dei nuovi concept di servizio basati su applicazioni web e mobile in cui soluzioni di user experience permettono di comunicare questi dati (qualità dell’aria, traffico, inquinamento acustico ecc) agli utenti, soddisfando i loro bisogni in diversi scenari d’uso.
D: Spiegateci perché il vostro speech porterà valore alla conferenza.
S: Con il nostro intervento ci aspettiamo di poter contribuire all’ambito della user experience mostrando come le competenze proprie della ricerca in design permettono di concepire progetti innovativi. In particolare, i risultati della ricerca che presentiamo si basano sull’idea di ecosistema di servizi piuttosto che singole soluzioni tecnologiche: il concetto di ecosistema implica la progettazione di sistemi che in modo coordinato e integrato supportano l’utente nello svolgimento delle sue attività. Questo concetto è collegato con la visione proposta dall’ambient intelligence, l’area di ricerca della quale ci occupiamo, in cui le persone sono sempre e dovunque connesse, sono immerse in un ambiente capace di rilevare la loro presenza in modo non invasivo, sono circondate da oggetti e dispositivi intelligenti e interagiscono con l’ambiente in modo naturale e intuitivo.
UXconference: UXstrategy e Global User Experience

D: Ciao Tiziano e ciao Mirco, raccontateci brevemente chi siete e da dove venite.
M: Mirco Pasqualini, Digital Creative Director. Ho iniziato a lavorare nel modo Digital dal 1995 attraverso diverse esperienze lavorative che mi hanno fatto fondare società’ come Ootworld, lavorare come freelance e direttamente come fornitore verso clienti diretti. Negli anni, l’esperienza accumulata lavorando con clienti e progetti spesso fuori dal territorio italiano, mi ha permesso di avere sempre una visione più chiara delle chiavi di successo di un progetto, dalla sua progettazione, dal modello di sviluppo, all’organizzazione del team dedicato fino alle tecnologie ed il loro uso creativo.
T: Sono nato in Puglia, terra d’emigrazione. Ho lavorato in diverse città d’Italia e fatto mestieri sempre leggermenti differenti. Attualmente vivo a Milano, una città che si è rivelata meno orribile di come i pregiudizi di meridionale la immaginavano. Mi piace osservare le persone mentre sono in giro, sui mezzi pubblici, per strada, nelle auto in coda. Per questo motivo spesso rischio di essere scambiato per pazzo od importunatore. Devo parlare anche di lavoro? Ok. Lavoro per TheBlogTV nel dipartimento UX, mi occupo di definizione delle caratteristiche dei progetti.
D: Cos’è UXconference secondo voi?
M: UXconference per me è un occasione per confrontare esperienze di sviluppo di modelli di UX in diversi settori, analizzando come le tecnologie vengono utilizzate con metodi creativi finalizzati a costruire nuovi ed interattivi modelli. Non esiste un modello, una regola in questo ambiente e settore ma esiste un “buonsenso”, una conoscenza e coscienza di modelli funzionali con i quali guidare gli utenti a vivere determinate esperienze con progetti e prodotti.
T: Anche per me UXcon è un’occasione di confronto e condivisione. Cercherò di apprendere il più possibile. In quanto esseri umani siamo naturalmente predisposti a trasmettere un messaggio o un’idea verso il futuro e gli altri. Spesso li riproponiamo identici a come li abbiamo appresi ma a volte apportiamo modifiche, tentando di migliorarli. UXcon è un tentativo di migliorare il messaggio e l’idea della UX.
D: Cosa dovremmo attenderci dalla conferenza?
M: Dalla conferenza io credo ci si debba attendere una nuova percezione di come deve essere svolto e vissuto lo sviluppo di progetti interattivi. Sempre più’ le agenzie di Advertising, le agenzie Digital, e le agenzie Tecnologie e funzionali si muoveranno verso una nuova realtà di agenzie multi disciplinari che chiameremo UX Strategy Agency. In futuro non esisterà la “campagna di Comunicazione”, “La comunicazione digitale”, e tanto meno il “Product brand identity” ma solo una Global User/Brand Experience.
T: Dobbiamo attenderci spunti per la riflessione ed il lavoro di tutti i giorni. Chiarezza, idee e metodologie per trasformarle in procedure attuabili all’interno del panorama aziendale. La maturità del concetto di UX deve essere accompagnato da risultati tangibili. La tangibilità corrisponde, passando prima per altre forme, a valore economico. Attendo un passo avanti verso il palesarsi del valore economico della UX per un’azienda. Attendo anche dei buoni pasticcini.
D: Di cosa ci parlerete a UXconference?
T: Parlerò di UX Strategy. Il mio intervento proverà a ricalibrare l’idea erronea, comunemente diffusa nelle aziende, che vede UX come afferente all’area della produzione artistica e visuale (solo interfacce belle e funzionali) per posizionarla invece al centro della strategia di business. Parlerò di come strutturare un dipartimento UX aziendale che funga da “nodo” strategico fra Business Development, Content Management, Marketing e IT.
M: Parlerò di come vanno visti, vissuti e pensati i progetti in termine di Global User/Brand Experience e di come questo approccio migliori i risultati di ogni operazione senza influenzare i costi d’investimento.
D: Spiegateci perché il vostro speech porterà valore alla conferenza.
T: Abbiamo deciso di fare uno speech comune per intrecciare le nostre caratteristiche personali e professionali differenti. Per rendere da più punti possibili, alcuni più teorici ed altri più pratici, il concetto di UX come importante nella vita di un’azienda.
M: Il nostro speech porterà valore alla conferenza in quanto nasce, appunto, da esperienze reali, tangibili. Esperienze che vengono condivise per far crescere la Community-Knowledge. Non saremo puramente teorici e/o astratti nei nostri speech, e per questo motivo il nostro lavoro sarà di sicuro aiuto a chi lavora nell’ambiente interactive e non solo.
UXconference: la buona user experience come risultato di una collaborazione

D: Ciao Nicola, raccontaci brevemente di te.
Lavoro al servizio di Mentine.net, web agency di Bologna specializzata in redesign. Il mio ruolo è al confine tra la progettazione e l’accounting (posto che questo confine abbia un senso di esistere, nel nostro mercato), ma in passato mi sono occupato di web design sia come sviluppatore, che come progettista, che come team leader, quindi con una netta progressione dal fare tutto al non fare nulla…
Il mio pallino rimane quello dell’architettura dell’informazione, relativamente a cui ho un rapporto di umile deferenza, da geometra più che da architetto.
D: Cos’è UXconference secondo te?
Primo aspetto: credo che sia una bella opportunità di confronto tra tutti gli attori che contribuiscono giorno per giorno alla costruzione degli “ambienti” virtuali, quelli senza sorrisi e strette di mano e sudore e rumori, insomma senza persone in carne e ossa, quelli in cui l’utilizzatore si aspetta tutto e subito, a tempo di apprendimento zero e sforzo ancora minore. Un mestiere ansiogeno, se lo vedi così.
Secondo: personalmente sono ossessionato dal condividere tutto questo con chi deve “comprarci”, con il mercato delle organizzazioni che affrontano un progetto on-line: la buona user experience non può essere il suono di una sola mano, il committente ha la responsabilità più grande in questo processo, è bene che lo sappia (suona minaccioso eh?).
Ben venga quindi la partecipazione di imprenditori, manager, responsabili di progetto che si occupano dell’on-line in azienda: l’evento può essere un momento importante di confronto non mediato per comprendere le rispettive visioni, limiti, dinamiche. Magari ne nascerà un “everybody-centered design”…
D:Cosa dovremmo attenderci dalla conferenza?
Da questo evento sarebbe bello uscire con una prospettiva, un mosaico un po’ più coeso di quello potenzialmente limitato che quotidianamente ciascuno di noi rischia di costruire nel buio della propria cantina, e i cui risultati rischiano di diventare l’unica “verità”, in un mondo - e un mercato - che vive di mille verità. Tutte vere verità, per altro.
La user experience oggi va considerata in modo veramente ampio, risalendo la corrente come fanno i salmoni. Non solo il mio sito o la mia app, ma quello che c’è prima e dopo, a partire dal device, passando dal search, senza prescindere dall’acquario dei social network (bisogna farsene una ragione, gli utenti esistono…).
Per le aziende probabilmente è conclusa (se mai è esistita) l’epoca in cui potevano permettersi di considerarsi al centro di un sistema finito e misurabile; gli utenti sono altrove, in qualche modo e per qualche ragione ad un certo punto della loro vita on line passano dalle nostre parti, e siccomenon c’è user experience senza user, se non siamo in grado di offrirgli un’esperienza soddisfacente non saranno clementi né clienti, al limite parenti.
Parlerei - dal lato dell’azienda - della necessità di creare e coltivare una brand experience. Una roba da nulla.
D: Di cosa ci parlerai a UXconference?
Sfido la sorte con un argomento di una noia mortale: le form.
Con le form abbiamo a che fare continuamente nella nostra esperienza on line:
- i 500 (ad oggi) milioni di utenti di Facebook hanno compilato una form (e non si è nemmeno consumata)
- per acquistare un libro su Amazon, dobbiamo fare lo stesso
- pagare un f24 on line significa né più né meno compilare una form
- nei blog, si commenta un post compilando una form
- eccetera, eccetera, e ancora eccetera
L’intervento si concentra quindi su una fase drammatica e molto delimitata della user experience on line, quella che costituisce allo stato attuale il vero punto di contatto con l’emittente (l’azienda, l’amministrazione ecc. ): la compilazione di un modulo. Fallisci qui, e tutto quello che hai fatto prima e dopo sarà spazzatura.
Quello che vedo nel lavoro di tutti i giorni, da mestierante ma anche - e soprattutto - da utente, è una generale sottovalutazione degli aspetti tecnologici (sempre meno, in verità) e percettivi/emotivi (e qui invece c’è tanto da fare) della realizzazione di una form.
La frustrazione che deriva da un campo dall’etichetta ambigua, da un feedback che non arriva, da una pagina bianca dopo il click su “invia” e da tantissimi altri piccoli segnali è determinante non solo nel successo del nostro progetto (una vendita, una iscrizione, un contatto commerciale), ma anche nella percezione del brand, nel modo in cui l’utente parlerà (male) di noi, nella possibilità che ritorni o che - sciagura! - passi alla concorrenza. One click away, si diceva un tempo…
Parliamo di numeri? Test clinici (ho sempre sognato di dirlo) dimostrano fino ad un 30% di redemption in più per form progettate correttamente, rispetto a quelle progettate da me ;)
D: Spiegaci perché il tuo speech porterà valore alla conferenza.
Entrando in modalità guru, vorrei parlare dell’infinitamente grande partendo dell’infinitamente piccolo. Ammiro chi riesce a trasmettere precetti partendo dalle piccole cose, così ho pensato (umilmente, eh) di parlare di un aspetto preciso, limitato e misurabile per trasmettere in realtà il fondamento per così dire sistemico della user experience: ogni fase dell’esperienza è cruciale, la user experience è il sistema.
Credo che l’impalpabilità dell’argomento UX richieda esemplificazioni e semplificazioni, al limite anche banalizzazioni, per riportare i massimi sistemi alla vita di tutti i giorni. Solo così si può pensare di divulgare, per creare nel mercato un’esigenza espressa consapevolmente. Con, in prospettiva, alcuni interessanti risultati attesi:
- un generale innalzamento della qualità dell’esperienza utente
- una qualificazione crescente della domanda
- un conseguente miglioramento dell’offerta
- la continua crescita ed espansione dei servizi on line
Se poi il tutto risultasse noioso, ho in serbo una barzelletta sui programmatori.
UXconference: la costruzione globale dell’esperienza d’uso

D: Ciao Piero, raccontaci brevemente di te.
P: Laureato in Ingegneria Elettronica ma di fatto un Matematico. Mi sono sempre occupato di tecnologie della collaborazione che un tempo andavano sotto il nome di CSCW, Computer Supported Cooperative Work, poi commercializzate come Groupware e adesso sperse nelle varie tecnologie web 2.0. Attento ai temi del design, nel 2000 ho creato quello che credo sia stato uno dei primi Usability Lab in Italia. ho creato e venduto due aziende di successo la Perseo e la Framfab Italia rispettivamente alla Ernst&Young e alla ATKearney. Attualmente sono impegnato nel lancio di Glossom, www.glossom.com, un social media network per visual creatives, che senza i clamori della stampa e della comunità internet italiana si sta affermando come una delle applicazioni leader nel suo settore a livello globale.
D: Cos’è UXconference secondo te?
P:Potenzialmente un luogo dove incontrare persone interessanti, augurabilmente qualcuno con una passione genuina sui temi del design digitale.
D: Cosa dovremmo attenderci dalla conferenza?
P: Vorrei capovolgere la domanda. Cosa non vorresti trovare alla conferenza? Autocelebrazione e piagnistei di gruppo.
D: Di cosa ci parlerai a UXconference?
P:Parlerò dell’esperienza reale nel design della User Experience di Glossom dal punto di vista chi ha in mano contemporaneamente le redini dello sviluppo e i cordoni della borsa.
D: Spiegaci perché il tuo speech porterà valore alla conferenza
P: Perché sarà genuino, no frills.
UXconference: i limiti della prototipazione

D: Ciao Memi, raccontaci brevemente di te.
M: Lavoro in Liip, un agenzia specializzata nello sviluppo agile di applicazioni web custom. Il mio ruolo è Head of User Interaction, per cui mi occupo di progettare concetti di interazione e monitorarne l’implementazione. Coordino anche il training dei nostri sviluppatori per essere certo che credano nella User Experience come in qualcosa di utile e indispensabile, e non solo un peso maggiore. Possiedo un diploma in cinematografia e adoro scattare foto e chiaramente andare al cinema. Sono figlio di emigranti italiani ma sono nato e sono cresciuto in Svizzera.
D: Cos’è UXconference secondo te?
M: È un’opportunità per i professionisti della UX di scambiare idee, condividere esperienze e costruire un network nel proprio bacino di riferimento.
D: Cosa dovremmo attenderci dalla conferenza?
M: Un sacco di input ispiratori e nuovi amici!
D: Di cosa ci parlerai a UXconference?
M: Il mio talk parla dei limiti della prototipazione e si focalizzerà su tre tipi di limitazioni:
- i dati
- il dilemma accuracy/speed
- la politica di microscalabilità dei progetti
D: Spiegaci perché il tuo speech porterà valore alla conferenza.
La prototipazione risolve molti problemi, ma ci sono alcune trappole che possono rendere il lavoro veramente difficile e sprecare un sacco di energia creativa. Voglio contribuire illustrando queste questioni, aumentare la consapevolezza dei partecipanti e aiutare a prevenire situazioni difficili.
Il progetto Greenhaviour: utilizzare gli smartphone per monitorare il CO2, coinvolgere i cittadini, attraversare l’Asia in macchina senza autista (e forse qualche cosa in più).
Un’altra avventura delle cose
Onestamente mi mancava un po’ l’avventura. Dopo aver taggato Venezia su e giù per la calli, aver percorso in sedia a rotelle la città assieme alle ragazze dell’Ufficio Disabilità di Nettuno per rendere accessibili i luoghi via-mobile, piazzato qualche decina di marcatori in un giardino botanico a Salerno c’era bisogno di una nuova sfida che levasse un po’ di polvere dal nostro touchscreen.
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UXconference: metafore e realtà della comunicazione visiva e del design

D: Ciao Max, raccontaci brevemente di te.
M: Oggi guido creativamente Dnsee, una delle realtà più dinamiche del mercato italiano, con clienti di altissimo spessore che hanno imparato a conoscere il mondo della comunicazione su Internet e sono sempre più esigenti nella richiesta di soluzioni intelligenti, funzionali e coerenti con i loro obiettivi di business.
Lavoro come creativo e imprenditore su Internet dal 1994, ho vissuto da protagonista la prima onda di Internet e ne ho superato indenne il suo crollo.
Crollo che in realtà, visto con il senno di poi, fu una sana scrematura del superfluo, ovvero l’era delle “dot com”.
Ho partecipato alla costruzione dell’infrastruttura concettuale e tecnologica di quello che oggi chiamiamo web 2.0 (e ben presto, molto presto web 3.0).
Oggi abbiamo costruito le infrastrutture ed il mondo è pronto. Per questo motivo l’obiettivo principale di chi fa il nostro lavoro è quello di creare nuove metafore che aiutino ad interagire con un mondo sempre più complesso ed interconnesso.
La costruzione delle nuove metafore per rappresentare e manipolare il reale è la nuova vera frontiera.
D: Cos’è UXconference secondo te?
M: La UXconference è un momento fondamentale di confronto con i colleghi italiani ed europei su temi a me molto cari - e fondamentali oggi - ovvero la trasformazione del concetto di interfaccia utente.
E’ inoltre un momento di profonda riflessione sulla rappresentazione dell’informazione e di come tale rappresentazione cambi in relazione ai device in uso, quelli propriamente detti (computer, telefoni, televisori) e quelli “meno esplicitati” (interruttori, strumenti di segnalazione varia, cruscotti di automobili, pannelli di ascensori, ecc.), alle condizioni di visione e al luogo della sua rappresentazione.
Ovvero una realtà diffusa di informazioni da rappresentare e da manipolare, o ancora meglio una realtà che di per se è informazione che va interpretata attraverso strumenti sempre più specifici e diretti.
D: Cosa dovremmo attenderci dalla conferenza?
M: La conferenza, le conferenze in genere, devono essere sempre un punto di partenza più che d’arrivo. Devono servire per gettare i semi che poi nella dura realtà di tutti i giorni, verranno fatti germogliare. Io personalmente quindi mi aspetto una conferenza che mi provochi, che non mi dia soluzioni ma ponga nuove domande, mi aspetto di vedere come altri colleghi stiano affrontando il nuovo mondo che evidentemente si è palesato ad esempio dal mobile o dall’invasione del salotto con dispositivi sempre più potenti e semplici.
Io vedo uno scenario dove le “applicazioni” ed “i siti” iper generalisti che “risolvono molti problemi” a gruppi di persone eterogenee andrà sempre di più sparendo per far posto ad applicazioni iper verticali, su device iper personali.
In tale scenario l’experienza utente è fondamentale, non solo in termini di usabilità e di accessibilità ma soprattutto in relazione al coinvolgimento emozionale.
D: Di cosa ci parlerai a UXconference?
M: Parlerò quindi della realtà, della sua rappresentazioni, dellle metafore per rappresentarla, di come inizialmente si imitava la realtà, poi si è creata una realtà del tutto digitale che quindi era di per se rappresentazione.
Sembrano temi astratti in realtà qualsiasi buon designer si confronta ogni giorno con queste tematiche tanto a livello concettuale che pratico/visuale. Un buon (visual) designer, un buon esperto di interface design, si pone ogni giorno la domanda “cosa devo rappresentare?” e su quali metafore (l’interfaccia utente è una metafora) posso basare la mia interazione con l’utente.
Il titolo del mio intervento è “Ascensori e web. Metafore e realtà della comunicazione visiva e nel design” è provocatorio ma soprattutto parte dal principio che solamente imparando a manipolare il reale si può immaginare il futuro del web che sempre di più è fuori dai browser ed è diffuso ovunque.
Chi di voi ha mai provato a progettare l’interazione con un ascensore? Vi sembra semplice? Come potrebbe evolvere?
Qualcuno ha mai ragionato out of the box su di un tema “consolidato” come questa semplice interfaccia? Partendo da queste domande, ne porrò di nuove, cercando di stimolare i partecipanti alla conferenza.
D: Spiegaci perché il tuo speech porterà valore alla conferenza
Il mio keynote sarà quindi basato su domande. Molte domande, alcune a tesi, altre con risposta aperta, altre senza una specifica ed immediata risposta. Se ognuno dei partecipanti alla conferenza uscisse con più domande di quante ne avesse all’inizio allora reputerei un successo il mio intervento.
Perchè non si può progettare senza le persone: UXmagazine intervista Nicola Palmarini

D: Ciao Nicola, raccontaci qual’è stato il tuo primo approccio con il web.
Con il Minitel che la mia amica Paola Maggioni aveva a casa sua. Si può dire web del Minitel? Per me sì. Davanti a quel minischermo sembravamo cospiratori ad ascoltare Radio Londra. Accidenti quanto ci avevi preso Paola: te ne rendo pubblicamente merito! Poi professionalmente tra il ‘96 e il ‘97 quando ho seguito la comunicazione del lancio di Tin.it e tutte le campagne off-line e on-line per Microsoft.
DEDUCE in Progress, ovvero sull’usabilità dei sistemi interattivi
Questo articolo descrive la filosofia e gli obbiettivi del progetto DEDUCE: Design of new tools to express Emotions During User Centred Evaluation.
Un progetto partito nel gennaio del 2009 con il supporto della Swiss National Science Foundation.
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I <3 U(x) Crea la nuova copertina del book

Dodici uscite mensili e tre book (uno in uscita) trimestrali di raccolta. Da un anno UxMagazine collaborando con alcuni fra i maggiori professionisti del settore ci permette di discutere sull’universo di argomenti che ruota intorno all’esperienza d’uso degli utenti.
Ogni tre mesi la raccolta impaginata e stampabile raccoglie gli articoli del magazine permettendone una maggiore frubilità offline.
Fino ad oggi ci eravamo occupati di tutto noi, ma già nella scorsa edizione del book avevamo accennato la nostra intenzione di permettere agli utenti di partecipare alla realizzazione del numero.
L’idea del contest I <3 U (x) è nata, infatti, per permettere a tutti: lettori del magazine e non, creativi o meno di provare a far parte della redazione per un mese.
Tutti potranno proporre una copertina, alla quale si adatterà tutto lo stile del book e partecipare è semplice:
1. Progetta la migliore delle copertine
2. Inviala alla redazione (redazione@uxmagazine.it)
3. Scrivi qualche riga per spiegare perché dovremmo scegliere il tuo progetto
3. Attendi con ansia la tua tre mesi di celebrità ;)
Il contest è aperto per l’edizione di Lugio e contenente gli articoli dei mesi aprile/maggio/giugno.
I file pdf sono da inviare in formato A4 entro il 10 giugno 2010.
Attendiamo il tuo progetto!
Mettere disordine è difficile come ordinare.

Come designer cerchiamo ogni giorno di lavorare per mettere ordine alle cose. Desideriamo controllare la forma e i materiali, il tempo, la logica e le informazioni. È innegabile il piacere che si prova quando si ha la sensazione di aver racchiuso tutto in un sistema ordinato, semplice e soprattutto finito.
Per un processo rotondo e a misura d’utente: dal Due.1 alle necessità emergenti
Il discorso che vorrei affrontare questo mese si riallaccia in parte a un discorso già precedentemente trattato sulla qualità sufficientemente buona e in particolare sulla questione del processo di progettazione che si trova a mio avviso in un momento evolutivo carico, di aspettative e necessità da soddisfare.
Ipertesto e Metodo (ovvero tutte le soluzioni che non abbiamo mai progettato)
Premessa
Ogni giorno, in qualità di progettisti, il nostro compito consiste nell’individuare la soluzione più efficace a un problema progettuale.
Indipendentemente dalla tipologia di progetto a cui stiamo lavorando, che si tratti del design di una interfaccia o di un’icona, della realizzazione di un logo o del flusso di utilizzo di una applicazione web, quello che facciamo è operare delle scelte. Non importa quale metodo possiamo aver deciso di adottare, in ogni caso ci troveremo a scegliere tra differenti opzioni.
Può sembrare ovvio, ma è importante sottolineare che sarà proprio la sequenza delle nostre scelte a determinare il risultato finale. Alla fine, alcune scelte avranno contribuito a connotarlo sostanzialmente, altre lo avranno influenzato soltanto marginalmente.
UXconference 2009: successo e successi della prima edizione

È arrivato finalmente il momento del primo bilancio per UXconference, la prima conferenza sull’esperienza utente organizzata da Sketchin qui a Lugano, che ci ha visti per una giornata accompagnatori e moderatori delle molteplici discussioni e riflessioni su esperienze passate e prospettive future in ambito di progettazione web, mobile e game.
UXconference ha visto infatti, secondo programma, un susseguirsi di speakers italiani e svizzeri provenienti da diverse discipline e ambiti, che ci hanno accompagnato in una carrellata di esperienze e casi di studio attraverso le tematiche su cui la conferenza si articolava, in una lunghissima giornata di interazione e scambio che ha permesso ai partecipanti di avere un quadro completo e sfaccettato in tema di user experience design.
Intervento di rilievo, nonchè tematica presente lungo tutta la conferenza, sottolineata dal costante tic tac del pomodoro, è stata la proposta di una metodologia di progettazione agile fornita da Francesco Cirillo che ci ha portato la sua lunga esperienza nel settore, cui abbiamo voluto rendere merito utilizzando la tecnica del pomodoro a scandire i diversi momenti della conferenza.
Ottima impostazione, da ripetere per la prossima edizione, è stata quella derivata dalla volontà di unire in un unico luogo professionisti di diversi settori, e soprattutto dei due ambienti di ricerca, quali quello aziendale e quello universitario, che ci ha permesso di osare oltre i limiti delle classiche conferenze di taglio business o di ricerca, e voler unire le due realtà per poter parlare di innovazione nei luoghi in cui l’innovazione nasce e si sviluppa.
Questo ci ha permesso di avere, accanto a interventi quali il divertente e interessante speech di Leandro Agrò con l’iCrocco e l’iTopo, Massimo Pettiti e Alessandro Galetto sul mobile, Stefano Bussolon che ha approfondito l’aspetto motivazionale, Fabio Sergio e Gianluca Brugnoli in due interventi affascinanti e pieni di spunti, lo speech di Monica Landoni, che ha riscosso un grande successo, Memi Beltrame che ci ha parlato di metodologie di progettazione e collaborazione da Zurigo, l’intervento di Elisa Rubegni sull’interazione in luoghi fisici, nonchè in registrazione Federico Fasce che ci ha parlato di Playful UX.
Nel complesso ne è emersa una conferenza ricca di sfaccettature e nuove proposte di riflessione in tutti i temi che si imponeva di trattare. Risultato inatteso è stato inoltre l’orientamento alla baby user experience, tematica trattata in diversi interventi, e che ci ha dato un’ulteriore conferma sulla riuscita di un evento che proprio sull’esperienza del futuro voleva mettere l’accento.
Non rimane dunque che ringraziare tutti i partecipanti, sposor, media partner e supporter, e con UXconference, darci appuntamento al prossimo anno.
Buona lettura.
Verso una qualità sufficientemente buona: sull’evoluzione del web e la flessibilità figurata

Più che un articolo è un breve editoriale quello su cui rifletto da un po’.
Lo spunto viene dal lavoro di ogni giorno e dalla sua costante evoluzione verso realizzazioni diversamente attese, dalla conseguente evoluzione del concetto stesso di qualità e di come esso trovi (o a volte non trovi) applicazione in ambito di progettazione, e più che mai di progettazione web.
























