
Segue il ciclo delle interviste alla scoperta della UX in Italia. Questo mese siamo andati a intervistare Andrea Denaro, CEO di Dnsee.
D: Ciao Andrea, raccontaci qual’è stato il tuo primo approccio con il web.
A: Bhe, direi che è stato fin da subito molto social. Il primo amore per internet è nato giocando on line ad uno dei primi, e più famosi, giochi multiplayer della storia: Starcraft. Parliamo del 98/99 e ricordo ancora con divertimento le nottate intere passate a giocare con altri ragazzi provenienti da quasi ogni parte del mondo. Avevo addirittura fondato un mio clan, una sorta di squadra che partecipava a competizioni nazionali ed internazionali. Ed è stato proprio quello il primo sito che ho progettato in vita mia.
D: Come hai conosciuto il mondo della user experience?
A: I problemi di interazione uomo/macchina sono noti da anni. Come tutte le cose, via via che il tempo passa, si acquisisce una visione più matura. Prima di ogni progetto mi ponevo problemi di usabilità, solo che all’epoca eravamo tutti meno coscienti e cercavamo di adeguarci solo al nostro buon senso.
D: Perché hai deciso di portare la user experience nella tua azienda?
A: Dnsee si occupa di comunicazione e la comunicazione di oggi non si può limitare a raccontare qualcosa, se pur in maniera olistica (come piace tanto dire alle grandi agenzie); l’utente di oggi è più complesso, vuole vivere delle esperienze. Ecco perché sto cercando far applicare in ogni progetto il concetto di user experience nel senso veramente più ampio possibile. Penso all’experience di acquisto negli shop AberCrombie per esempio, che è costruita addirittura con gli odori e con modelli e modelle al posto dei commessi.
D: Che peso hanno oggi gli utenti nella tua visione della progettazione web?
A: Fondamentale. E devo dire che in Italia sta finalmente nascendo una cultura in tal senso. Incredibilmente, nonostante fossimo tra i primi paesi al mondo in mercati fortemente interattivi (telefonia, televisione, turismo, moda, etc…), in pochi progettavano con gli occhi degli utenti/pubblico/clienti. Sto notando che negli ultimi tempi c’è invece una inversione di tendenza e sempre più attenzione in tal senso. Si stanno piano piano creando iniziative per diffondere la cultura della UX; iniziative che ci vedono spesso parte attiva.
D: Quali sono secondo te i vantaggi che la progettazione centrata sull’utente porta nel web design?
A: Vorrei girare al contrario questa domanda: esistono dei progetti web che possono prescindere dalla progettazione centrata sull’utente? No. Ormai in Dnsee applichiamo questi processi per ogni tipo di sito/applicazione, anche il più banale. E questo discorso diventa ancor più importante man mano che la tecnologia ci offre nuovi strumenti e nuove possibilità, sia perché i margini di errore sono sempre maggiori, sia perché al contrario i margini di miglioramento, e quindi efficenza, sono sempre più ampi. Bisogna essere fortunati e lavorare con clienti fertili a questo tipo di ragionamenti, cosa che in Italia, patria delle piccole imprese artigiane, non è proprio scontato.
D: Questi vantaggi si traducono in guadagno per il cliente?
A: Sì ed anche facilmente dimostrabile: il ROI. Oggi non esiste cliente medio/grande che non abbia chiaramente in testa quale sarà il proprio ritorno sull’investimento. Grazie a questo è facile parlare di concetti che magari lì per lì non si toccano con mano, ma che danno un enorme vantaggio al progetto.
D: Come si coniuga la user experience con la comunicazione del brand?
A: Come dicevo prima, io sono un promotore dell’experience marketing: la comunicazione di oggi deve essere assolutamente e totalmente focalizzata sull’esperienza che l’utente vive fruendola; lo deve avvolgere e coinvolgere. Ad esempio è fondamentale che un sito sia completamente coerente con i valori del brand: ipotizziamo che la marca voglia comunicare ai propri utenti il concetto di vicinanza, di amicizia; ogni link, testo o pixel del sito dovrà essere pensato in questa ottica. Se è un lavoro ben fatto da coerenza al brand e non esiste banner o video che riesca a comunicare con la stessa efficacia.
D: C’è stato un progetto in cui potresti affermare che la user experience ha fatto la differenza?
A: Sono 3 anni ormai che il sito eni è in vetta alle classifiche mondiali. A: Ancora siamo lontani, secondo me, dalla “perfezione”, ma se penso a quale fosse lo stato dell’arte 3 anni fa, ed a quanto è complessa un’azienda come eni, credo che i risultati siano evidenti. E sono sicuro che presto riusciremo a fare un salto ancora maggiore.
D: Quali tipologie di azienda dovrebbero puntare sulla user experience?
A:Lo dico e lo ripeto: tutte. Cerchiamo di aprire la mente, o come dico sempre io, rompere gli schemi. Oggi pensiamo e parliamo di experience pensando ad un sito web. Giusto, ma non abbastanza. Qualsiasi azienda che si relaziona con il mondo esterno, ovvero tutte, deve porsi il problema di verificare l’efficenza dei canali attraverso i quali interagisce con la sua utenza, che siano dipendenti o clienti. É chiaro che se parliamo di un sito tipo Amazon, i risultati sono più diretti ed evidenti, ma io credo che anche in un caseificio si possa fare la differenza: Ikea docet!
D: Tu la consiglieresti?
A:Già lo faccio!
D: Grazie Andrea, hai lasciato un chiaro e deciso messaggio a tutti gli imprenditori che si avvicinano a questo mondo e vogliono capirne di più.
A: Grazie a voi.

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