
Occuparsi di contenuti web non significa riempire degli spazi vuoti.
Significa investire, rischiare e costruire un legame con l’utente che può essere lettore o contributore e molte altre cose ancora.
Partiamo da un assunto banale: è bene ricordare che chi desidera produrre per professione contenuti nel web - siano essi scritti, disegnati o comunicati tramite un’immagine, una fotografia, una striscia a fumetti - in nessun luogo come nella rete deve mettere in conto di ricevere risposte (o non-risposte) e tenere a mente che le informazioni immesse vengono rielaborate in modo veloce, autonomo e soprattutto condiviso.
Gli stessi utenti, spesso, coprono entrambi i ruoli: generano contenuti spontaneamente e ne fruiscono. Un’altra parola che pare quasi obsoleta e svuotata del suo significato data l’usura, è la parola interazione. Parola che va alleggerita di tutto il carico di aspettativa che porta con sè ma che è perfetta per provare a raccontare cosa succede quando chi produce contenuti e chi li fruisce, si incontra e collabora migliorando le lacune del contenitore.
Ci sono due fattori che vanno considerati: ogni contenuto prodotto e pubblicato nel web, considerato l’avvento del lifestreaming, la reperibilità subitanea tramite rss o motore di ricerca nonché l’archivio con l’ausilio di servizi di bookmark, diventa vecchio quasi subito.
Al tempo stesso ogni storia raccontata porta con sè il valore della memoria. Sia nella vita sia nella rete la memoria è tutto e genera esperienza.
Non so se davvero esista un metodo ideale per produrre testi - che è la materia nella quale mi muovo con più agilità per esperienze pregresse e sfide future - che invoglino l’ipotetico lettore a soffermarsi e a scegliere il mio contenuto. So però che terrò in considerazione e filtrerò il feedback che riceverò da qualunque canale esso provenga perché mi fornirà lo strumento per migliorare o cambiare la direzione che ho deciso di intraprendere.
Nella mia visione professionalità, chiarezza, capacità di sintesi e comunicazione devono essere spesi senza riserve al momento della generazione di un contenuto.
Sono anche gli stessi requisiti che chiedo al momento nel quale smetto i panni della storyteller e rivesto quelli dell’utente.
Se leggo un blog non è necessario che sia professionale ma chiaro e comunicativo, sì.
Un altro esempio: le informazioni nude e crude sono sempre reperibili e a portata di click. Non lo è l’approfondimento o la notazione a margine. Se da sola vengo a conoscenza del fatto che in un determinato luogo è successa la determinata cosa è anche vero che vorrei saperne di più. Vorrei avere, ove possibile, più punti di vista credibili per poter provare a farmene un’idea. La conoscenza di un argomento non sarà mai completa ma potremo maturare un pensiero consapevole e questo accadrà quanto più il contenuto sarà chiaro.
In estrema sintesi: se usi la scrittura (o qualunque altro mezzo) per raccontarmi una storia devi sapermela raccontare bene e io, ti ascolterò.
Tags: copywriting, web

Lo scopo dell'usabilità è quello di minimizzare questi costi, e si preoccupa di progettare artefat

Come organizzare tutte le informazioni (tante ed eterogenee) sulla città? e che strumenti di ricerc

L’utilizzo del web 2.0 nella didattica può servire per aggiornare ed arricchire le materie tratta

La centralità del lettore impone anche esattezza di progetto e di struttura, un filo di senso tra l

Parlerò quindi della realtà, della sua rappresentazioni, dellle metafore per rappresentarla, di co
Ottimo consiglio e punto di vista.
è incredibile come molto spesso i contenuti, che sono il motivo unico percui esiste un sito, siano l’aspetto più sottovalutato e lasciato al caso.
al di là dei trucchi da copywriter che facilmente si trovano nella rete, è fondamentale pianificare una buona content strategy.
Oltretutto credo che sia utile oggi creare contenuti tenendo in mente il fenomeno crescente della cosiddetta “syndacation”. More often then not gli articoli, i post sui blog, le presentazioni, i video, le immagini, sono estratte dal loro contesto originale e riproposte in altri luoghi su internet. Magari condivise sui social network, inglobate in un post sul proprio blog, elencate tramite feed esterni sul proprio sito, raccolte dai vari aggregatori.
Creare contenuti che siano adatti anche a questo riciclaggio sicuramente aumenta il valore del contenuto stesso.
complimenti ancora per il post.
grazie michel, credo anche io che al di là del mestiere, della tecnica e dei “trucchi” ci debba essere una visione propositiva e ampia nella costruzione dei contenuti e sì è vero, quasi sempre è un aspetto sottovalutato ma qualcosa si sta muovendo ed è in quella direzione che bisogna guardare.